Essere uno scrittore significa farsi mille domande

Ci sono diverse abitudini che contraddistinguono lo scrittore dal resto delle persone. Una di questa è porsi mille domande.

La verità è che la maggior parte degli scrittori – così come si potrebbe dire per gli artisti in generale – vivono in un mondo a parte, in cui la fantasia è qualcosa di concreto. Anzi, si potrebbe dire che vivono tra due mondi, tra il mondo reale e quello della loro mente.

Il confine tra questi due mondi è molto sottile, a volte, e la fantasia tende a stravolgere il reale.

Non so a quanti di voi capiti, ma personalmente penso che la mia anima da scrittore si manifesti ogniqualvolta la mia attenzione si sofferma su qualcosa, su un dettaglio, un volto, una discussione e inizio a immaginarmi cosa ci sia dietro.

Mi riallaccio al film “La Grande Bellezza” per rendere chiaro ciò di cui sto parlando e alla prima frase veramente significativa del film:

‘A questa domanda, da ragazzi, i miei amici davano sempre la stessa risposta: “La fessa”. Io, invece, rispondevo: “L’odore delle case dei vecchi”. La domanda era: “Che cosa ti piace di più veramente nella vita?” Ero destinato alla sensibilità. Ero destinato a diventare uno scrittore. Ero destinato a diventare Jep Gambardella.

In qualche modo penso che ogni scrittore sia, prima di tutto, un osservatore del reale. Senza osservare la realtà che ci circonda, sarebbe proibitivo riprodurre dinamiche realistiche e suscitare emozioni. Se non ci chiediamo perché una donna piange su un bus, perché due amanti litigano, che tipo di vita sognano i giovani camminando per la strada, allora non avremo mai idee per creare la nostra realtà letteraria.

Penso, infatti, che l’ispirazione sia una grande truffa. Ci sono sempre idee, c’è sempre materiale per scrivere. Capitano i periodi bastardi, in cui non si ha tempo o non si hanno forze, ma gli scrittori dovrebbero avere la capacità di raccontare una storia anche soltanto vedendo un vecchietto fermo alla stazione o un cane randagio che corre spaurito.

Non so se si possa allenare la sensibilità o se si nasca con questa attitudine a porsi domande e a immaginare le architetture alle spalle del reale, ma so che ho sempre collegato questo mio modo di ragionare alla mia aspirazione di scrivere nella mia vita.

Credo che sia una delle cose più affascinanti della mente la capacità di estrapolare un singolo dato dal reale e trasformare quel dato in una storia.

A volte basta una domanda, una suggestione perché una storia inizi.

E voi che ne pensate?

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