Recensione de "Il libro della Jungla" (libro) + book tag

Buon sabato amici. Torno sulle pagine del blog per recensire l’ultimo libro che ho letto. Si tratta de “Il libro della Jungla“, raccolta di racconti del 1894 dello scrittore inglese Rudyard Kipling.

Stiamo parlando dello stesso libro da cui la Disney trasse ispirazione per creare il famosissimo film d’animazione omonimo.

L’idea di leggere questo libro è nata grazie a un post de “Il blog di Tony“, che ha creato un tag a tema “Jungle Book”, a cui risponderò alla fine del post.

Devo ammettere la mia ignoranza. Non ero a conoscenza del fatto che il film Disney fosse basato su un libro. Tuttavia, le differenze fra libro e film sono evidenti. A partire dall’impostazione narrativa. Infatti, il film racconta una storia omogenea che ha per protagonista Mowgli. Il libro, d’altra parte, vede Mowgli come protagonista solo della una parte dei racconti.

I racconti, ognuno a suo modo, esplorano la natura selvaggia e animale. Ma sono pretesti anche per parlare della natura umana. Credo che l’ultimo racconto – “Al servizio della regina” – sia, infatti, un ottimo pretesto per riflettere su quanto sia insensata la guerra e su come sia foriera di paure prive di ragione. Kipling sottolinea come il più intelligente è anche colui che ha più paura perché è conscio dei pericoli e di ciò che si dovrebbe evitare.

In qualche modo Kipling smaschera l’uomo, affermando che persino gli animali rinuncerebbero alla guerra, ben sapendo i danni e le sofferenze che provoca. L’uomo, invece, per ragioni inspiegabili agli occhi degli animali (ma, immagino, anche a quelli dell’autore) amano farsi la guerra.

Il mio racconto preferito del libro è “La foca bianca“. Tra l’orrore di scoprire la tragica fine di centinaia di foche, l’atmosfera marina e l’idea di diversità che si propaga per il tramite di una foca dal manto unico, credo che Kipling si superi e riesca davvero a catturare il lettore, persino di più di quanto lo fa parlando di Mowgli, Shere Khan e della Jungla.

Il libro mostra, inoltre, le ripercussioni dell’interesse suscitato dalla scoperta del legame evolutivo fra scimmia e uomo, che torna spesso in relazione al personaggio di Mowgli.

E’ stata una lettura interessante perché, malgrado sia passato ben più di un secolo da quando il libro è stato scritto, i temi al suo interno si rivelano universali e permettono un viaggio all’interno di mondi meravigliosi e della mente umana, tramite l’espediente di animali parlanti e situazioni eccezionali.

Rispondo, infine, al tag a cui sono stato taggato:

Domande della tag:

  1. Akela. Leader giusto e autorevole, una guida per l’intera popolazione: Silente. Risposta banale, ma credo che la figura dello stregone sia calzante, anche per come Akela sembra disposto a sacrificarsi per salvare Mowgli.
  2. Kaa. Un vecchio saggio ma ancora temibile, una figura quasi paterna: Brom de “Il Ciclo dell’eredità”. L’anziano cavaliere dei draghi è una figura paterna per eccellenza.
  3. Baloo. Un maestro burbero e irascibile, ma con un cuore d’oro: Elektra Abundance/Wintour della serie Pose. Per quanto sia azzardata la risposta, penso che l’iconico personaggio di Elektra incarni alla perfezione la figura di una persona irascibile ma dal cuore d’oro (anche se lo nasconde bene).
  4. Bagheera. Un amico su cui fare affidamento per aver salva la vita: Samvise Gamgee (Il Signore degli Anelli). Più affidabile di lui chi?
  5. Fratel Bigio. Il fratello che ti seguirebbe in capo al mondo: Randall della serie “This is Us”. Randall è sempre pronto a battersi e andare in capo al mondo per gli altri fratelli.
  6. Chil. Un personaggio chiave per la trama ma che si vede in una sola scena: Giuro che non me ne è venuto in mente nemmeno uno.
  7. Bandar. Il personaggio più stupido mai incontrato: Lefou (La Bella e la Bestia del 2017).
  8. Shere Khan. Il miglior cattivo carismatico: Joker della saga di Batman di Nolan. Best Villain Ever.
  9. The Jungle Book del ’67. Un adattamento non fedele ma comunque un capolavoro: Le stagioni 2-5 di Game of Thrones. Cambiano personaggi, qualche storyline e mancano pezzi, ma sono dei capolavori.
  10. Rudyard Kipling’s The Jungle Book. Un adattamento non fedele e pure vomitevole: IT (1990). Manca più della metà della storia, il casting è pessimo, la storia non lancia gli stessi messaggi e nel complesso, comunque, non è all’altezza del libro ma non si può considerare nemmeno un gran film.

8 commenti

  1. Niente, tocca proprio che me lo legga anche io visto che ne parlate tutti così bene!
    In effetti “un personaggio fondamentale pera trama ma che appare una volta sola” non è semplice; mi viene in mente la strega del mare nella fiaba originale de La Sirenetta, che la trasforma e poi non si vede più, o la fata cattiva della Bella Addormentata, che lancia la sua maledizione e poi non se ne parla più; in storie più articolate non so se ne esistano esempi, io lo troverei pessima scrittura.
    E sono d’accordissimo su It 1990: che scempio, davvero brutto!

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