Le inquietanti verità del mondo editoriale

Ho già scritto in passato articoli sulla difficoltà di sfondare nel mondo dell’editoria italiana e sulla crisi dei lettori. Pochi consumatori e sempre più rischi nell’investire sui libri.

Quanto premesso, però, non lo ritengo sufficiente a giustificare la realtà di cui cercherò di parlare in questo articolo.

Ma andiamo per gradi e ripercorriamo con ordine i fatti che hanno stimolato questa mia riflessione.

Qualche giorno fa ho inviato un mio romanzo a una casa editrice e da quel momento in poi l’algoritmo dei social media è letteralmente impazzito. Facebook negli ultimi giorni non ha fatto altro che mostrarmi post sponsorizzati di case editrici, editor, grafici, esperti di social media marketing. Ogni tipo di professionista operante nel mondo dell’editoria è apparso sulla mia bacheca.

Qualcosa di strano? A dir la verità no. Sappiamo come funzionano i bit data. Ti basta pensare di voler comprare un letto, per essere tempestato di pubblicità di materassi. Quindi anche stavolta internet ha funzionato in modo coerente.

Tuttavia, spulciando questi post e questi annunci ho fatto attenzione, per la prima volta, al fatto che tutti sembrano alla ricerca di soldi dagli autori emergenti/aspiranti scrittori. I servizi sono sempre a pagamento (anche la maggior parte degli annunci delle C.E. spesso specifica che si tratta di servizi editoriali a pagamento o, per lo meno, con contribuzione).

Capiamoci. Mi rendo perfettamente conto che esistono delle professionalità che vanno retribuite e che i corsi di formazione (di scrittura o di marketing) sponsorizzati di certo male non fanno. Ma qui si sta proprio distorcendo la realtà. Il produttore del servizio – l’autore – è diventato l’unico consumatore a cui rivolgersi.

Però mi sentirei anche di ridimensionare i paroloni con cui creano gli annunci. Se le vostre competenze sono così straordinarie perché non provate a fare profitto con un prodotto finito – il libro appunto – anziché solo e soltanto con il produttore (l’autore)?

Lo so bene. Il pubblico di lettori è in calo, i soldi in Italia sono sempre meno e quant’altro… Ma, mi chiedevo, a cosa serve immettere sul mercato libri il cui investimento viene sobbarcato solo dall’autore e non dalla Casa Editrice? Serve a migliorare il rapporto fra lettori e libri italiani? Che criterio di selezione è? Va a finire che anche il settore editoriale e la letteratura stessa finisca per svestire i panni di arte e si trasformi nell’ennesimo business in cui vanno avanti quelli coi portafogli XXL, a discapito degli altri. E tante care cose alla meritocrazia di cui fortunatamente – per amore di coerenza – in Italia non si parla quasi più.

Che poi, ragioniamoci un attimo. Se devi investire tu per il tuo prodotto, non conviene autopubblicarsi? Almeno hai royalty superiori a quelle che avresti con una Casa Editrice che finanzi tu in prima persona. E comunque, malgrado tutto, in un sistema editoriale come quello italiano, il self publishing mi appare modestamente l’unica strada democratica perché sia il mercato e eventualmente il talento a fare la differenza (anche se pure là, servono portafogli a mantice per fare una buona campagna marketing per il libro).

Ma i soldi ormai vengono chiesti anche per partecipare a concorsi letterari. Pur di creare un montepremio, si chiede ai partecipanti la quota di partecipazione. Come se le persone scrivessero per vincere il premio finale e non per avere una chance di farsi conoscere o per essere immessi in un mercato editoriale (anche a fronte di contratti senza retribuzione). Cioè, è la logica del fantacalcio. Ogni giocatore mette un po’ di soldi e il vincitore si porta via tutto il gruzzolo. Non molto poetico…

Ma il problema sta alla base. Nessuno prova a rendere il mercato dei libri italiani appetibile. Ci si adatta, si diventa sciacalli e si lucra sui sogni di chi vuole scrivere.

Sono molto amareggiato perché ho fatto tante rinunce a causa del denaro e non ho potuto mai intraprendere corsie preferenziali per trasformarmi in un autore fatto e finito. Ci ho messo tutto il resto che avevo: tempo, impegno, determinazione e passione. Forse si dovrebbe partire da qui per creare i prodotti e non solo dai soldi che si è disposti a pagare per avere quindici minuti di gloria!

11 pensieri riguardo “Le inquietanti verità del mondo editoriale

  1. Bellissimo post!
    Alcune CE offrirebbero di tutto per fare soldi.
    È un mondo molto difficile quello editoriale.
    Molte piccole CE offrono servizi a pagamento per arrotondare e in quelle grandi ci si entra prevalentemente per conoscenze
    Per fortuna esiste anche qualche realtà piccola ma seria.

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  2. Ciao!
    Sono arrivato alle tue conclusioni circa due anni fa.
    Anche io pensavo di poter fare lo scrittore e vivere di scrittura, ma la realtà é un’altra e l’hai capito molto bene.
    Hai espresso altrettanto bene il concetto di digital divide, imperante nella nostra società.
    Il consiglio che ti do é di prendere atto della realtà.
    Ormai le CE maggiori cercano macchine da soldi, più che autori, tant’è che pubblicano libri di Youtubers, influencers…
    Non le biasimo perchè con il calo dei lettori e il diffondersi degli ebook sono in crisi.
    Per quanto riguarda il discorso dei banner pubblicitari vale per qualsiasi campo, non solo quello dell’editoria. Ad esempio, se fossi uno sportivo avresti mille banner su come dimagrire, diventare più forte, ecc.
    La gente é ossessionata dalla visibilità, dalla sucesso, dal diventare famosa, pertanto le pubblicità sono esche alle quali in molti abboccano, specialmente i più giovani.
    Ma quel mondo non ha niente a vedere con il marketing, te lo garantisco 😉

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    1. Assolutamente. Era una cosa che già sapevo questa delle pubblicità.
      Io comunque non è che voglia mangiarci o guadagnare dalla scrittura, ma è veramente triste rendersi conto che le case editrici vogliano sostenersi con gli autori e non coi lettori.
      Comunque bisogna anche aggiungere che non mi pare che si stia investendo in marketing per far tornare i libri appetibili. Mi pare anzi che tutti gli addetti ai lavori si siano adeguati al fatto che i lettori siano una nicchia.
      Lo stato da parte sua non fa alcuna sensibilizzazione o incentivo.

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      1. Non é proprio così, lo Stato tutt’ora sostiene l’editoria. Ci sono tantissime leggi a riguardo. Però é anche vero che gli incentivi sono diminuiti nel tempo.
        Per le CE, non sono tutte così ciniche. Ce ne sono poche di buone, ma ce ne sono ancora fortunatamente. Sicuramente se pubblicherò mai un mio libro lo farò con una di queste. Pubblicare tanto per pubblicare significa finire nell’oblio nel giro di un anno.
        Sul versante marketing, le CE hanno pochi soldi da investire perchè non hanno grossi guadagni, é un cane che si morde la coda.
        Come ti ho detto, la situazione non é idilliaca e solo poche realtà (mi riferisco a quelle medie) sanno lavorare bene.
        Ti invito a leggere tutti i miei articoli relativi al mondo dell’editoria, specialmente quello “come pubblicare un libro” (se non erro il nome). Potrebbe esserti molto utili, almeno spero!

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  3. Come hai detto tu, pochi leggono. In compenso, molti scrivono (e, ammettiamolo, la maggior parte di questi sarebbe meglio non lo facesse). Le case editrici ne approfittano per racimolare briciole pur restando nel loro ambito, ovvero i libri, spremendo però chi una volta produceva e non (solo) consumava. Del resto, perché pubblicare il ciarpame di tanti aspiranti scrittori, con tutti i costi del caso? Meglio formarlo o offrirgli servizi chiedendogli un contributo.
    Triste analisi, ma tant’è.

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  4. Ti dico la mia idea. Uno dovrebbe avere un gruppo di amici anche non amici che siano veri lettori, quindi un professionista, un correttore di bozze ma non solo correttore ( ce ne sono)
    Quindi man mano che fai i capitoli con l’aiuto del il professionista, fai leggere a i lettori che devono essere sinceri. Quindi alla fine puoi avere un libro fatto bene.
    Io nel blog ho preso dei libri, al di là del piacere o no, ma il libro fatto come Dio comanda si nota.

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  5. La tua riflessione rispecchia un’editoria che esiste da sempre. Sono esistiti autori, oggi famosi, che hanno iniziato la loro carriera con le EAP. (Sono contraria all’editoria a pagamento, ovviamente, ma fidati da una che ha fatto la sua esperienza come editore free, mantenere aperta l’attività è complicato.) Il sogno di vivere con la scrittura non è utopico, è difficile e bisogna sapersi reinventare. 🙂 Io ho avuto la fortuna di essere stata pubblicata da editori free, in passato, eppure, al momento del ritorno alla scrittura creativa ho deciso di pubblicare in self, proprio per i motivi che hai elencato. Il segreto comunque sta negli obiettivi che una persona si prefigge. 😉 Ricordati sempre di non mollare.

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