Recensione di “Carnival Row”

Oggi voglio parlarvi di una serie che ho recuperato di recente e che ho amato moltissimo. Sto parlando di “Carnival Row”, la serie Amazon Prime ideata da Renè Echevarria e Travis Beacham.

Si era fatto un gran parlare di questa serie e la grande campagna promozionale, stavolta, non ha creato aspettative invano. Credo che la serie possa soddisfare tutti gli amanti delle serie tv, rivelandosi un prodotto fruibile sia da chi cerca una televisione di intrattenimento che da chi vuole una televisione più curata e ricca di dettagli.

Lo show steampunk di Primevideo ha messo in piedi un universo fantastico ben studiato, con le sue leggi, le sue background stories e una grande varietà di personaggi. Pur non avendo fatto ricorso a grandi effetti speciali, a “Carnival Row” non è davvero mancato niente. È evidente che non fosse la serie fantasy con il budget più ricco, ma una grande delineazione delle atmosfere, un’ottima recitazione e una storia intrigante sono state sufficienti a creare un prodotto davvero buono.

Le atmosfere cupe della serie mi hanno vagamente ricordato quelle de “L’Alienista” di Netflix.

Il pregio di Carnival Row, però, è che, a differenza di show come quello a cui l’abbiamo appena paragonata, non si basa su un romanzo. Gli showrunners hanno creato questo universo così affascinante di sana pianta, generando un’opera che non ha nulla da invidiare alla fantasia di uno scrittore.

A ciò aggiungo che il binomio di protagonisti ha funzionato alla perfezione. Rycroft (Orlando Bloom) e Vignette (Cara Delevigne) sono perfetti per i rispettivi ruoli e dimostrano di avere una buona alchimia nelle scene che condividono.

Carnival Row, però, non è una storia fantastica piantata sul nulla. È anche una storia altamente metaforica, dato che tutta la storia dell’inclusione dei fatati e poi della loro discriminazione è una chiara allegoria della società contemporanea. Lo show – come molti altri – è influenzato dai tempi che corrono e dalla sempre più stringente attualità di dimostrare al pubblico le negatività e i difetti delle società escludenti.

Credo che, da questo punto di vista, dobbiamo aspettarci ancora di più nella prossima stagione. La puntata finale dà quasi l’idea di voler rievocare i campi di concentramento, quindi mi aspetto episodi e trame ancora più profonde e complesse, vista la delicatezza dei temi che possono essere coinvolti.

Si tratta, dunque, di uno show non solo intrigante e piacevole da guardare ma significativo, che io non posso che consigliare a tutti.

6 pensieri riguardo “Recensione di “Carnival Row”

  1. La sto guardando in questi giorni, sono praticamente a metà stagione, e mi sta piacendo soprattutto per la tematica tremendamente attuale e le scenografie spettacolari, ma sinceramente tutta questa chimica tra i due protagonisti io non la sto vedendo. Infatti la loro storia d’amore è quella che mi sta intrigando di meno.
    Mchan

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