Innanzitutto ringrazio Giuseppina Amato per aver accettato di essere intervistata per la nostra rivista. Le faccio tanti auguri per la sua prima opera e, di seguito, qualche domanda per capire meglio di cosa si tratta.
Potrete avere maggiori informazioni sul suo libro “Ricordi Felici e altri racconti”, potete visitare la seguente pagina!

1) Giusy, parlaci della ragione per cui hai scritto questo libro. Sono tre racconti e uno dici che ha natura autobiografica? Quanto di te c’è nel racconto e, in generale, nell’intera opera?


Salve a tutti. Prima di tutto vi ringrazio per questa intervista. Ho deciso di scrivere questo mio primo libro per vari motivi. Prima di tutto mi piace fantasticare e mi è sempre piaciuta l’idea di dare forma alle mie fantasie, e poi mi piace scrivere. Sono tre racconti che hanno qualcosa di me. Il primo è ambientato a Tokyo e io amo molto il Giappone (e anche la Korea). Amo molto l’Asia per la sua musica, le serie tv, gli anime e i manga. Quindi mi è venuto spontaneo ambientare questo primo racconto in Giappone. E’ un racconto di cui inizialmente avevo scritto la sceneggiatura per farne realizzare un mini fumetto da una mia amica. Questa storia la trovavo davvero bella che ho deciso di svilupparla meglio, mettendo tutto nero su bianco, scrivendo quindi un racconto. Ma la storia è nata già di per sé breve e per quanto volessi svilupparla, la lunghezza era minima per un’eventuale pubblicazione. Quindi ho pensato di scrivere altri racconti raccogliendoli insieme. Il secondo racconto invece è ambientato a Palermo. Qui la descrizione fisica della protagonista mi rispecchia molto. Un po’ meno il suo modo di vedere i ragazzi, visto che da molta importanza a certi aspetti che spesso deludono.
Si, il terzo ed ultimo racconto è autobiografico. L’idea mi è venuta osservando la generazione di oggi. Quindi ho pensato di fare un confronto tra la mia infanzia (e comunque in generale quella dei bambini nati e cresciuti tra gli anni ’80 e ’90) e la loro che onestamente non chiamerei infanzia.

2) Pensi che le raccolte di racconti possano ancora conquistare il pubblico? Come mai hai preferito la forma del racconto a quella del romanzo?

Secondo me sì e il motivo è semplice. Al giorno d’oggi si legge poco e spesso nelle librerie troviamo mattoni come “Il trono di spade” (tanto per citare uno dei più famosi) che per carità sarà pure una piacevole lettura per gli appassionati del genere, ma chi vuole provare nuovi generi per cambiare un po’ rischia di interrompere la lettura perché ritenuta pesante o non rispecchia i propri gusti.
Invece i racconti essendo più sintetici, hanno più probabilità di essere letti integralmente. Per non parlare del fatto che non ci sono quasi mai eventi inutili tanto per allungare la minestra. Questi miei tre racconti sono nati per puro caso, proprio perché, come detto prima, il primo era troppo breve per essere considerato un romanzo vero e proprio. E questo mi ha fatto riflettere anche sul fatto che i racconti sono meno pesanti da leggere, rispetto a storie chilometriche piene di giri di parole prima di arrivare al succo del discorso.

3) Ti rivedi nei personaggi di cui parli?


Ovviamente si. Come ho detto prima ogni racconto ha qualcosa di me. La protagonista del primo racconto ama molto la musica (e chi è che non la ama?) e quando canticchia il suo umore cambia, diventa felice e si rilassa, staccando un po’ la spina dai problemi. Nel secondo racconto, invece, la descrizione fisica della protagonista è la mia, come ho detto già prima, per un motivo che reputo molto importante. Cerco di spiegare tramite l’esperienza della protagonista, che non è tutto oro quello che luccica. Non posso dire altro perché rischio di fare spoiler. L’ultimo racconto essendo autobiografico mi ci rivedo completamente. Non mancheranno anche le mie considerazioni che penso siano le stesse di tutte le persone nate e cresciute in quegli anni.

4) Quali messaggi vuoi convogliare con i tuoi racconti?


Ogni racconto ha un messaggio diverso. Sono comunque racconti con un perché e nulla è lasciato al caso. L’amore per la musica, la forza di andare avanti nonostante tutto, modi di pensare sbagliati … e per finire la “scomparsa” della vera infanzia. Infatti il titolo dell’ultimo racconto è “C’erano una volta … i bambini” e la dice lunga.


5) Infine la domanda di rito: perché dovremmo leggere il tuo libro?


E’ una bella domanda. Io spero che le trame sul retro vi incuriosiscano. Essendo dei racconti brevi non sono impegnativi. Sono piuttosto scorrevoli e la lettura non risulta pesante. Inoltre essendoci dei messaggi per me significativi, la cosa dovrebbe incuriosire di più. Soprattutto il terzo racconto dove parlo di me a 360°.
Di solito si dice di non giudicare mai il libro dalla copertina, anche se ognuna ha sempre il suo perché. La mia parla da sola: il cuore della cover chiaramente rappresenta l’amore, sentimento che non manca nei primi due racconti. All’interno del cuore ci sono dei fiori di ciliegio, che come saprete sono i fiori tipici giapponesi. Quindi sta a voi. Avete voglia di leggere tre brevi racconti di una sognatrice esordiente?

Se questa intervista vi ha incuriosito, vi ricordo che potete acquistare il libro al seguente indirizzo.

Questa intervista e moltissimi altri contenuti saranno presenti inoltre nel prossimo numero di “Viaggi fra le pagine”. Spolliciate a questa pagina per restare aggiornati!

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