Bene, eccoci. L’anno scorso non si è praticamente parlato d’altro, dal momento dell’uscita in libreria della trilogia degli “Accadimenti di Illuminotte” di Jay Kristoff. Oggi, finalmente, recensisco il libro primo: Nevernight – Mai Dimenticare.

Cerchiamo di rispondere alla domanda fondamentale: è davvero il capolavoro di cui si parla?

Andiamo per gradi.

TRAMA:

La trama vede come protagonista la giovane Mia Corvere, un’orfana alle prese con un fortissimo desiderio di vendetta, dopo che il padre è stato considerato un traditore e impiccato. Mia, nel periodo più buio della sua vita, è entrata in contatto con le sue ombre ed è stata aiutata di un gatto fatto interamente di ombre (un “umbragatto” di nome Messer Cortese). Nel corso del libro si scoprirà che gli individui come Mia, capaci di plasmare le ombre a piacimento, sono chiamati “tenebris”.

La ragazza raggiunge la “Chiesa Rossa”, che venera la dea Niah (in contrapposizione ad AA, divinità seguita dagli uomini che hanno ucciso il padre). Niah è la dea delle tenebre e la madre degli assassini. Nella Chiesa, infatti, giovani accoliti, come Mia, vengono addestrati all’arte dell’omicidio e l’addestramento a cui vengono sottoposti è talmente duro che solo pochi sopravvivranno per diventare “Lame” della Chiesa Rossa.

INFLUENZE:

Credo che non si possa parlare di Nevernight senza parlare delle influenze che ha avuto Kristoff nel creare il suo capolavoro.

Non voglio criticare, ma è evidente che la storia di Mia Corvere è la MEDESIMA di Arya Stark. La morte del padre – considerato traditore -, un elenco di persone da uccidere, un addestramento durissimo presso seguaci di un dio minore (nel caso di Arya si trattava del dio dai mille volti). Ci sono pochissime differenze e tutte sono da ricercarsi nel contesto e nel fatto che, se possibile, Nevernight ha un’atmosfera ancora più cruda e senza filtri di quella che si può ritrovare ne “Il Trono di Spade”.

Mi verrebbe da dire anche che la Chiesa Rossa è una sorta di versione horror di Hogwarts.

Insomma, la cultura letteraria contemporanea è MOLTO presente in Nevernight. Ma non è un male. Non mi verrebbe mai di parlare di plagio. Dobbiamo ricordarci che la storia dell’orfano in cerca di vendetta è praticamente il piedistallo di almeno due terzi dei fantasy.

UN FANTASY PER ADULTI

Forse è un aspetto che andava trattato in seconda battuta, tuttavia mi sento di parlarne subito. Nevernight è un libro non adatto ai giovani lettori. Se possibile, Kristoff prende Game of Thrones e lo porta a un altro livello, con un erotismo sfrenato e senza filtri e con omicidi, complotti e sangue, sangue ovunque.

È  assente la componente strategica dei giochi politici. In Nevernight sangue e sesso sono già essi i motori delle azioni dei protagonisti.

Mi sento, però, di criticare le scene erotiche. Sul serio, Nevernight non ha NULLA da invidiare a un romanzo erotico quando si descrivono scene di sesso. Un rapporto sessuale occupa SEI pagine, ricche di particolari, dettagli e tutti quei sinonimi fastidiosi con cui si descrivono gli organi riproduttivi maschili. Insomma, una cosa che non mi è piaciuta per niente, anche perché ha RALLENTATO moltissimo il fluire della narrazione.

KRISTOFF MAESTRO DEL BUILD UP

Il più grande pregio di Jay Kristoff è la sua capacità di fare build up. Scrive un romanzo in cui ogni frammento, ogni tassello torna utile in seguito. La sua maestria è quella di sfruttare un romanzo che inizia lento e che poi carbura piano fino a un’esplosione finale.

Nelle ultime cento pagine Kristoff ricorre a tutti i personaggi, gli indizi, i frammenti di storia che aveva introdotto e crea una conclusione spettacolare e adrenalinica che sorprende il lettore e gli fa desiderare di leggere ancora e ancora del suo mondo letterario.

GIUDIZIO PERSONALE

Nevernight – Mai Dimenticare è un bel fantasy. Non il più bello che abbia letto, ma scritto da uno scrittore che definirei abile più che geniale. Uno che ha bene a mente tutti i trucchi del mestiere e li usa per comporre un libro che funziona quasi in ogni aspetto e che intriga il lettore, dopo averlo introdotto lentamente nel suo universo.

Kristoff ha una scrittura più elegante e sofisticata di quella che Martin aveva nei primi volumi de “Il Trono di Spade” (visto che è inevitabile confrontarli), ma una minore capacità di gestire una moltitudine di trame, complotti e personaggi.

È un libro da leggere e che consiglio a tutti gli amanti del fantasy, a cui attribuirei 4 stelle su 5.

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