Recensione di “Piccole Donne” di Louisa May Alcott

Buon pomeriggio amici e buona giornata mondiale della pizza fatta in casa!

Oggi ci divertiremo a tuffarci in una nuova recensione librosa! Il libro di oggi è un classico che conoscono tutti, ma che non tutti hanno amato. Sto parlando di “Piccole Donne“, libro della scrittrice statunitense Louisa May Alcott, pubblicato per la prima volta nel 1868.

La trama è notissima, ma proviamo a ricapitolarla. Meg, Jo, Beth e Amy sono quattro giovanissime sorelle. Le quattro crescono in una casa accogliente ma modesta e portano avanti una vita semplice, molto distante dai lussi e dalle agiatezze a cui erano abituate prima della Guerra di secessione americana. Il romanzo descrive esattamente un anno di vita delle sorelle, chiamate a confrontarsi con se stesse, coi loro difetti caratteriali e con l’incertezza di rivedere il padre, partito in guerra con il ruolo di cappellano.

Nonostante sia uno dei libri più conosciuti e apprezzati della storia della letteratura americana, devo ammettere di essere fra quelli che non lo hanno amato in modo particolare.

Chiariamoci, si tratta di un romanzo di formazione, dalla natura spiccatamente sentimentale, che riesce a parlare al cuore di tutti, dando lezioni di vita preziosissime per ogni lettore. Questo non lo metto in dubbio. Anzi, trovo che alcuni passaggi siano brillanti e che, in qualche modo, la Alcott sia una filosofa di vita semplice che dovrebbe essere letta da chiunque e utilizzata come guida per orientarsi nella vita e nelle relazioni sentimentali e familiari. Però, mi tocca dirlo, ho trovato il libro troppo lungo, considerato che non racconta quasi nessun evento degno di nota.

Sono pochi i passaggi veramente interessanti del libro: le sorelle che conoscono Laurie, il soggiorno di Meg a casa dei Moffat, la notizia della malattia del padre e la malattia di Beth. A parte questo, ci sono veramente pochi accadimenti. La storia delle piccole donne non è in alcun modo eccezionale, semmai sono eccezionali i sentimenti che la Alcott prova a dipingere con la sua scrittura semplice e scorrevole, che io definirei senza tempo.

Molti dicono che il sequel, “Piccole donne crescono”, sia molto più bello e avvincente del primo, per questa ragione penso che, prima o poi, darò una chance a questo secondo libro, dato che, volente o nolente, mi sono affezionato ai personaggi del libro.

In conclusione, comunque, mi sento di consigliare questo romanzo soprattutto alle giovani lettrici perché credo che sia un buon modo per conoscere e confrontarsi coi problemi che tipicamente la l’adolescenza porta nelle vite delle giovani donne. Anche se, ritengo, l’universalità dei temi trattati rende il libro fruibile anche da una platea più ampia di lettori interessati alle storie sentimentali.

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