Recensione di “Raccontini malati” di Carlotta Torielli (sognidiragni)

Buongiorno, amici lettori.

Oggi torno a parlare di libri e lo faccio con la recensione del libro di una delle blogger di Instagram che più ammiro, ovvero “sognidiragni“, pseudonimo di Carlotta Torielli

Il libro in questione si intitola “Raccontini malati” ed è una raccolta di racconti surreali, strambi e, quasi sempre, disturbanti (in un senso meno orrorifico del termine). 

Come descrive l’autrice la sua raccolta:

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Si tratta di una raccolta di 23 racconti brevi, fuori di testa, “malati”, con storie che spaziano tra i generi più diversi – dal thriller al didascalico, dal comico al grottesco, dall’horror al fantasy. Insomma, se volete sapere che cosa è successo a Tullio Enrico Benedusi, sindaco di Alassio nel 2019, o cosa combina Dio nel suo tempo libero; se vi interessano le sedute psicoanalitiche della Morte, o andate matti per i piccioni mutanti assassini e le baby gang del futuro, o semplicemente adorate fare bamboline vudu dei vostri ex fidanzati/e, questa raccolta di “raccontini malati” è la risposta! Astenersi sani di mente.
L’editore assicura che nessuno gnomo è stato realmente cucinato durante la stesura di questo volume… e possano gli antichi dei preservarci tutti.

Cosa ho pensato durante la lettura?

Non posso parlare del libro senza condividervi alcuni dei pensieri che ho sviluppato durante la lettura. Anzi, credo sia la parte più importante di questa recensione.

Credo che Carlotta abbia una mente strana, bizzarra, da artista. Le sue recensioni sono sempre piccoli capolavori, ma il modo in cui scrive i suoi libri è molto distante da quello in cui parla degli altri autori. Se nelle recensioni ha una penna raffinata, immaginifica e magnificamente critica, nei suoi libri lo stile è differente, più particolare. Lo definirei – in senso buono – caotico. Miscela stili, mischia modi di dire moderni a costruzioni sintattiche ormai passate di moda. Sembra che non ci sia un filo conduttore, ma poi capisci quello che è il tratto caratteristico, il minimo comune denominatore: la sua voce.

Sì, perché il vero pregio dei suoi scritti è la sua voce unica. Il suo umorismo impetuoso che maschera e smaschera riflessioni più profonde e che porta sul bianco delle pagine le storie della sua vita ed eventi realmente accaduti. Alla fine, ci si innamora della voce con cui racconta, della sua personalità strabordante che emerge sin dall’introduzione in cui ci fa conoscere la “MPM Editore” (scherzosamente, afferma che il marito è l’editore dei suoi libri). 

Influenze e paragoni

Credo che “Raccontini malati” sia un’opera pop perché, a mio modo di vedere, prende molta ispirazione dalla cinematografia. In alcuni racconti riesco a intravedere Hitchcock. Ma soprattutto, almeno le storie più crude, mi hanno ricordato l’Almodovar di “Storie pazzesche“.

Ma c’è tanto, tanto di più in questi racconti. C’è la mitologia classica ma anche i “Gremlins” (almeno io credo che un racconto prendesse spunto dal film). 

Le tematiche

I suoi racconti, a mio avviso, affrontano una tematica fondamentale che è leit motiv di quasi ogni storia: il conflitto fra l’infanzia e la maturità.

Tutti i racconti, a loro modo, portano sulle pagine un modo di vedere la realtà infantile che poi viene “sbugiardato” da un nuovo punto di vista, quello più maturo, quello della comprensione. E l’effetto disturbante è proprio questo: le atmosfere e le situazioni più zuccherose sono soltanto un’illusione di una mente non ancora matura. Un racconto emblematico per affermare questo concetto è “La realtà” (il mio preferito della raccolta).  Carlotta, peraltro, enfatizza questo leit-motiv ricorrendo a piene mani alla costruzione narrativa circolare oppure al “All just a dream trope”. 

Forse per questa ragione, funziona meno il racconto in cui si indaga sull’autore del diluvio universale, perché sembra quasi un corpo estraneo all’interno della raccolta.

Conclusioni:

Raccontini malati è un’opera complicata, strana, bislacca proprio. Un po’ come la nostra Carlotta. Ma è un’opera che fa riflettere e, a suo modo, e intrattiene.

Credo però che, malgrado l’intento fosse molto ambizioso, Carlotta sia riuscita a creare un’opera unica, pop, divertente e “funzionante”. Per questo la consiglio.

Potete acquistare il libro a questo link! 

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