20 anni di Gilmore Girls: il mio tributo a “Una mamma per amica”

Sono le dieci del mattino, non sei andato a scuola, accendi la televisione e trovi alla televisione Una mamma per amica. Aggiungerei: … e tutto va bene!

Forse non se ne è parlato abbastanza. Di sicuro se ne è parlato meno dei venticinque anni di Friends l’anno scorso, ma quest’anno Gilmore Girls (titolo originale di “Una mamma per amica”) compie vent’anni. E ho notato solo in questi giorni che Italia Uno sta celebrando una delle serie TV cult dei primi anni duemila, nonché una delle mie serie preferite.

In questo articolo, voglio celebrare anche io quella che è – a tutti gli effetti – la mia serie comfort, quella serie che mi fa stare meglio. Della mia passione per lo show ideato da Amy Sherman Palladino trovate una traccia anche nel mio libro “Generazione Seriale: un viaggio nel mondo delle serie tv”. 

Quando la vita era più semplice

In qualche modo, credo di essere rimasto (io, insieme a migliaia di coetanei e soprattutto coetanee) legato alla serie perché mi ricorda un tempo in cui le cose erano più semplici. O almeno lo sembravano.

Era piacevole fermarsi davanti alla televisione e pensare che noi avremmo vissuto la vita di Rory, che avremmo vissuto dei grandi amori e avremmo realizzato i nostri obiettivi. E, in effetti, noi la vita di Rory l’abbiamo vissuta (almeno molti della mia generazione). Solo che è stata Rory a vivere una vita disastrosa, tra problemi in amore e nella carriera.

Ma non pensiamo a quello che è venuto dopo o al reboot.

Gilmore Girls è arrivata in televisione ed è riuscita a rimodernare la realtà aspirazionale degli anni Novanta. Si è continuato a proporre una televisione confortevole e ottimista, condendola, però, di spezzoni di realtà come i problemi economici, la definitiva emancipazione femminile, la libertà sessuale e l’ansia di raggiungere i propri obiettivi.

Madri e figli

Se Stars Hollow era il paese in cui avremmo voluto vivere, Lorelai era sicuramente la mamma che avremmo voluto avere. 

Più volte, guardando Gilmore Girls, ho riflettuto al rapporto che avevo con mia madre. Pensavo di essere fortunato perché anche io come Rory avevo un rapporto di complicità con una madre che è spesso stata più un’amica che un genitore. Al contrario di tanti altri figli, mi sono sempre sentito un pari con lei. E questo mi ha portato sicuramente a commettere degli sbagli, ma anche a ragionare con la mia testa, non dando mai niente per assodato o dogmatico.

Certo, Lorelai è una madre rivoluzionaria (sicuramente per l’Italia dei primi anni duemila) per il modo in cui si apre alle discussioni sul sesso. E devo dire che questo è un po’ troppo per quasi tutti i rapporti madri-figli italiani della mia generazione, ma, malgrado gli estremismi della protagonista della serie, non posso fare altro che pensare che il modello proposto dallo show fosse positivo. 

Era bello pensare di poter combattere le difficoltà del mondo insieme alla propria madre. Era un sottofondo costante allo show (anche se, col tempo, si è esplorata anche una dinamica di conflitto) che filtrava tutto sotto una luce di positività.

In una televisione che stava rappresentando tutti i contrasti adulti-teenager in un’epoca di forte antagonismo fra nuove e vecchie generazioni, identificarsi in un rapporto madre-figlia come quello di Lorelai e Rory confortava.

La La La e tutti i motivi per cui Gilmore Girls è stata iconica

Se a distanza di vent’anni ancora celebriamo la serie è perché è riuscita a diventare iconica per un’intera generazione. E lo è diventata per tantissimi motivi.

Mi viene subito in mente l’inconfondibile “La La La”, inconfondibile motivetto delle scene sentimentali della serie. Bastava quel jingle per sognare. E, anche adesso che sono adulto, continuo a ripiombare nella medesima atmosfera sognante a sentire la colonna sonora dello show.

Ma credo che sia stata una serie iconica anche per tutte le storie d’amore che ha portato sullo schermo. Gilmore Girls è riuscita, da un lato, a far nascere aspettative smisurate sull’amore perfetto e il desiderio di non accontentarci, dall’altro lato, a farci capire che questo amore straordinario potrebbe anche non arrivare. Insomma, un colpo al cerchio e uno alla botte, in una narrazione che, malgrado tutto, è riuscita a farci emozionare.

Un ringraziamento personale

Mi sento, inoltre, di scrivere un ringraziamento personale a Gilmore Girls perché è stata sottofondo costante, quando scrivevo la tesi (in occasione del mio ultimo rewatch).

Un ringraziamento lo rivolgo allo show e ai suoi creatori anche perché la serie – soprattutto col suo reboot – mi ha confortato sul fatto che le difficoltà che vivo nella mia vita non le affronto da solo e ci sono tanti giovani (e meno giovani) alle prese con i sogni mai realizzati e gli obiettivi sfumati, con un’aspirazione alla grandezza trasformatasi in grama realtà dei fatti.

Oh, ma non volevo essere pessimista. Dai, chiudiamola qua e ricordiamoci tutti di quanto è stato bello vedere la serie per la prima volta, quando ancora la vedevamo alla tele, sintonizzandoci all’orario, per capire se Lorelai e Luke si sarebbero mai messi insieme!

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4 pensieri riguardo “20 anni di Gilmore Girls: il mio tributo a “Una mamma per amica”

  1. un fan^^
    io non l’ho mai vista, non mi ha mai attirato
    e cmq friends è un pelino, giusto un pelino, più importante di questa qui

    come paragonare charmed (che adoro) a buffy
    due bellissime serie entrambe ma si vede quale è venuta prima e quale ha segnato di più

    Piace a 1 persona

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