Recensione di “Parlare a Raffica” di Lauren Graham

Al termine della mia maratona-rewatching delle sette stagioni di Gilmore Girls, ecco che mi metto davanti a una lettura che, da tempo, mi incuriosiva, ovvero “Parlare a Raffica” di Lauren Graham (Lorelai in Gilmore Girls).

La Graham è un’attrice nota prevalentemente per il suo coinvolgimento nella serie summenzionata, ma anche per il suo ruolo in “Parenthood” (lavoro che riceverà numerosissime menzioni nel libro di cui mi accingo a parlare). Ha mosso, inoltre, a partire dal 2011 i suoi primi passi nel mondo della scrittura e della sceneggiatura, dimostrando il fortissimo desiderio di emergere per il suo talento creativo ben oltre i limiti del proscenio.

“Parlare a Raffica”, a differenza della sua prima opera letteraria, non è un romanzo, ma è piuttosto una raccolta di pensieri (sconclusionati ed esuberanti come lo è l’autrice) della Graham, la quale ci spiega quanto sia stato importante il ruolo della sua vita (Lorelai Gilmore per l’appunto) e la possibilità di ritornare sulla scena per il revival targato Netflix.

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Il libro, a mio modo di vedere, va incontro agli appassionati della serie e a coloro che hanno visto in lei una vera e propria figura iconica – che assomiglia davvero al personaggio che interpreta nella serie – ma lo fa soltanto fino a un certo punto. Infatti, malgrado lei ammetta di odiare l’idea di pubblicare soltanto per la sua fama e non per il suo talento, pubblica questo libro, senza davvero metterci l’anima dentro. È chiaro che, trattandosi di un’opera dedicata alla sua vita, alla sua gavetta e alle sue emozioni nel vestire i panni di Lorelai, l’obiettivo principale fosse quello di svelare curiosità e magari alcuni particolari intriganti della sua vita e del cast della serie. Ma le curiosità sono davvero poche e la Graham mantiene un riserbo irreprensibile sulla propria vita privata e su ogni dettaglio eventualmente – anche soltanto un poco – “scabroso” di ciò che è accaduto negli anni di riprese.

Scrivere è anche mettersi a nudo, ma questo sembra fare poco per la Graham, la quale finisce per realizzare un libro sicuramente divertente, che riempie bene il tempo del lettore, ma che non appaga minimamente la sua curiosità, e che, nell’ultima parte, sembra quasi trasformarsi esclusivamente in una pubblicità per i propri fan, che non avessero già sottoscritto l’abbonamento a Netflix per guardare il Revival.

E, ciononostante, non considero totalmente negativa la lettura del libro della Graham, avendo trovato il libro un esperimento, come detto, piuttosto divertente, e la lettura in sé fonte di messaggi positivi per i lettori. L’autrice, infatti, ci insegna come la chiave per il successo sia davvero non fermarsi mai, a prescindere dalle difficoltà, dagli ostacoli o dalle vie secondarie che dobbiamo percorrere prima di arrivare al traguardo!

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