Perché non mi abituerò all’assenza di Vanessa Ives?

Avendo quasi terminato l’ennesimo rewatching, frutto di un graditissimo regalo (il cofanetto di Penny Dreadful) oggi mi ritrovo davanti alla mia pagina virtuale per uno dei miei tanti post nostalgici. L’articolo odierno è dedicato a un personaggio per me unico e indimenticabile, ovvero quello della protagonista di Penny Dreadful, la magnifica e controversa Vanessa Ives.

Tante volte sentiamo dire che una serie è cult e che un personaggio è iconico. Tutti termini che non sono stati attribuiti – a mio modo di vedere ingiustamente – alla serie Showtime creata da John Logan, che, sfortunatamente, non ha avuto il successo sperato, pur avendo costruito un pubblico solido (per quanto di nicchia) di appassionati davvero fedeli e grati alla serie per quanto ha saputo offrire nel poco tempo in cui è stata on air.

Ma ciò che più di tutto trovo impareggiabile e che difficilmente ritroverò in un’altra serie è un personaggio con il carisma e l’appeal di Vanessa Ives. La dama interpretata da Eva Green è, infatti, per me l’esempio di quello che dovrebbe essere il protagonista in una serie televisiva. È un catalizzatore di attenzione, è un mix di sensualità e fascino. È un personaggio accattivante nel suo essere complesso e tormentato.

penny

La rilevanza del personaggio nel drama in questione è tale che, in definitiva, l’ultima stagione ruota attorno esclusivamente al suo essere una donna dannata, la cui salvezza sembra davvero impossibile. Una salvezza che non viene a compiersi e che è fonte di un finale straziante per ogni fan della serie.

Ma cosa colpisce di più del personaggio di Vanessa? È difficile ragionare per schemi, ma non posso che fare riferimento alla classe, all’eleganza e alla forza di una donna, che è davvero stereotipo di quelli che devono essere, da qui in poi, i protagonisti femminili nelle serie TV.

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È vero che è un personaggio straziato, alla ricerca di un amore che non arriva, ma è anche vero che la pacata rassegnazione di Vanessa e il suo saper trovare le forze sempre da sola, il suo saper camminare da sola, sembra davvero esemplificativo di una donna indipendente e pronta a guerreggiare con le difficoltà di una vita quanto mai oscura.

Ritrovandomi ancora a riflettere, malinconicamente, sulla fine della serie di John Logan e sull’addio al meraviglioso personaggio di cui ho parlato, non posso che augurarmi che un giorno ci sia un sequel, anche soltanto un film, oppure un reboot, che continui a scandagliare nelle vicende di una Londra oscura e intrigante, che è ancora fortemente presente nel mio immaginario di Serial Addicted. 

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