Il fallimento di Rory Gilmore

Oggi condivido un estratto particolarmente significativo del mio libro sulle serie tv: “Generazione seriale – un viaggio nel mondo delle serie tv“.

Dal momento che ho utilizzato le serie per analizzare in modo approfondito tanto i millennials quanto la rappresentazione che di questa generazione viene fatta nella televisione, non potevo non parlare del personaggio di Rory Gilmore.

La protagonista di “Gilmore Girls” è davvero un emblema. Il suo arco narrativo sintetizza tutte le contraddizioni e i problemi che la mia generazione ha vissuto in tempi assai incerti, in cui le risorse non sembrano essere sufficienti per tutti.

Rory, alla fine, ottenne la fatidica “busta grande” che decretava la sua ammissione nell’università più prestigiosa d’America, ma da quel momento in poi i sogni di Rory hanno subito un ridimensionamento e la sua vita nel complesso si è sviluppata in modo del tutto diverso da quello che tutti noi spettatori avremmo pensato.

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Dopo le prime ottimistiche stagioni della serie, attorno a Rory ha aleggiato l’ombra persistente del fallimento. Quando tutti ti dicono che si aspettano grandi cose da te, allora le aspettative diventano qualcosa di concreto, diventano un peso sulle spalle. È una storia verosimile che in molti – io, in prima persona, tra l’altro – hanno vissuto. Quando tutti parlano bene di te e credono nel tuo successo, ogni più piccolo errore o fallimento diventa una montagna da scalare.

La verità, però, è che i tempi sono cambiati e non basta più essere bravi, determinati o “sgobboni”, come lo era Rory. Serve tutto, compresa la fortuna, per arrivare da qualche parte. A Rory manca qualcuna di queste doti nel suo arsenale e questo la porterà a una vita adulta per nulla simile a quella che sarebbe dovuta essere.

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In molti hanno criticato il personaggio interpretato da Alexis Bledel e il suo arco narrativo, ma per me è stato un grande pezzo di televisione. Quel senso di fallimento che tanti millennials – soprattutto in un paese come l’Italia in cui la disoccupazione giovanile è perennemente in crescita – provano sulla loro pelle è lo stesso che prova Rory e questo non può che creare una connessione emotiva fra spettatore e personaggio.

Nel revival della serie “Gilmore Girls – A year in the life” si può dire che il fallimento di Rory – e di una generazione intera (tra l’altro la stessa serie fa ironia sulla disoccupazione dei trentenni) – riceviamo il colpo di grazia. È vero, dopo aver rinunciato agli studi, Rory ha provato a riprendersi, a rimettere la sua vita in carreggiata. È tornata all’università, si è laureata ed è partita per inseguire il suo sogno di diventare giornalista. Ma quasi dieci anni dopo ecco che scopriamo la vera sorte toccata alla ragazza prodigio che sembrava un vero esempio per tutti noi.

Questo era solo un estratto. Puoi leggere tutte le info sul libro e acquistarlo al seguente link!

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15 pensieri riguardo “Il fallimento di Rory Gilmore

  1. Non ho ancora visto il seguito della serie, le puntate recenti, diciamo, ma che Rory si fosse incasinata la vita lo si capiva dal momento in cui aveva iniziato la relazione col biondino babbeo – e quando ha iniziato a credere al padre del suddetto babbeo, che l’aveva bollata come una destinata al fallimento.
    Se non ricordo male, aveva anche rifiutato un posto in un piccolo giornale di provincia, un posto che avrebbe potuto aiutarla a farsi le ossa…

    Diciamo che nei guai di Rory ci vedo il fatto di essere troppo ingenua, credere alle persone sbagliate e essere stata così arrogante da pensare di poter partire subito dalle posizioni più alte (forse influenzata dall’appartenere a una famiglia ricca e un po’ snob, nonostante la madre non facesse più parte di quel mondo da tempo).

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      1. Diciamo che non sono un fan della soap opera di Rory 😛 e diciamo che aveva il vizio di scegliersi ragazzi problematici: il teppistello (che poi è migliorato crescendo, come carattere) poi l’adultero e infine il borghese finto ribelle – per star dietro alle sue scemenze goliardiche, mi pare si sia fatta qualche centinaio d’ore di servizio civile.
        In proporzione, faceva meno cavolate quand’era più giovane 😛

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  2. Analisi super interessante. In effetti, anche se avrei preferito un finale diverso, Rory rispecchia il destino di molti giovani e le difficoltà della vita adulta.
    Ciò che ritengo un pochino meno credibile è che una ragazza proveniente da un liceo importante e poi da Yale, non riesca comunque ad avere un lavoro stabile.
    Se non ha speranza lei con degli studi così eccellenti, come può averla una persona “comune”?
    Avrei voluto un finale più felice!

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  3. Il suo declino è iniziato quando ha scelto di andare a Yale al posto di Harvard che era il suo sogno da praticamente una vita. Secondo me in fondo non era felice al 100% e ciò si è ripercosso sulle altre scelte che ha fatto e sulla sua vita in generale. Aggiungiamoci poi Logan e tutto ciò che si è portato dietro (bravate, padre s*****o) ed una madre che non lo era poi così tanto, perché per tutta la prima parte (Rory al liceo) è stata la figlia ad avere più sale in zucca, ed ecco che si è persa. Peccato. Poi sembrava che avesse ripreso, come si suol dire, la retta via nel finale della serie ed invece hanno di nuovo rovinato la sua vita negli special.
    Poi, sì, magari hai ragione che sia uno specchio della sua generazione, ma con tutti gli agi e le opportunità che ha sempre avuto la cosa risulta un po’ inverosimile. Sappiamo benissimo che le conoscenze contano ed i nonni ne avevano a iosa.
    Mchan

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    1. Sì, nel suo caso effettivamente viene da dire: ha troppi agganci ed è troppo privilegiata. Però la storia del suo fallimento la rende più umana e ci permette di immedesimarci. Se avesse ottenuto un lavoro grazie agli agganci, non so se non l’avrebbero odiata persino di più.

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      1. Io l’avrei trovato più coerente con la sua situazione familiare di privilegiata. Ed anche con la storia del personaggio che è vero che è stata sempre secchiona, ma è anche vero che ha avuto accesso alle migliori scuole grazie ai soldi dei nonni. Non che ci sia nulla di male, anzi, beata lei. Solo Lorelai può essere definita una donna che ce l’ha veramente fatta da sola.
        Per quanto riguarda l’odiarla, secondo me sono stati altri e molteplici fattori.
        Mchan
        Ps: non mi ricordo a che stagione c’è stato il cambio di sceneggiatori, perché forse anche quello ha influito. Anche se, sinceramente ho preferito il finale di serie regolare che non quello dello special targato dal duo autoriale originale.

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