Recensione di “A libro aperto – una vita è i suoi libri” di Massimo Recalcati

Buongiorno, amici lettori!

Oggi si torna a recensire libri. Il libro di cui vi parlerò oggi è “A libro aperto – Una vita è i suoi libri” di Massimo Recalcati.

Negli scorsi mesi avevo già recensito un’opera di Recalcati e non vedevo l’ora di un secondo approccio con il celebre psicanalista.

“Una vita in fondo è fatta dai libri che l’hanno letta; raccontare i libri che abbiamo amato significa raccontare la nostra vita. Perché una vita è i suoi libri.”

DI COSA PARLA A LIBRO APERTO?

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A libro aperto è un saggio che si occupa di mettere in relazione la vita e i libri che la cambiano, che la segnano in qualche modo. Insomma, un saggio che un lettore forte non poteva farsi sfuggire.

Nel libro, Recalcati paragona i libri a un incontro (e sappiamo quanto sia importante per Recalcati l’incontro, dal momento che è un momento di svolta fondamentale quando si parla di amore e di come l’amore cambi noi e il nostro mondo), all’apertura verso il mondo, a un coltello che taglia (ma non per fare male, ma per penetrare, per incidere dentro di noi).

La teoria che sta alla base di “A libro aperto” è che ogni libro può aprire scenari diversi, può disvelare prospettive e mondi differenti a seconda del suo lettore. Ogni lettore, dunque, non è solo fruitore, ma è anche colui che viene “letto” dal libro.

COSA NE HO PENSATO?

Devo ammetterlo. A differenza del mio primo incontro con Recalcati (con “Le mani della madre”), in questo caso ho avuto più difficoltà a leggere, comprendere e metabolizzare l’opera. Mi sembra che, in qualche modo, fosse più pretenziosa, il messaggio più complesso.

Recalcati è sempre molto interessante e alcuni spunti del libro mi hanno molto colpito (in particolar modo quando si è parlato dell’unicità della lingua come canale espressivo). Ciononostante, “A libro aperto” è uno di quei libri di cui si fa fatica a parlare, a ricavarne tutti i contenuti, a cristallizzarli nel proprio bagaglio.

Ritengo, inoltre, che forse leggere Lacan e “La nausea” di Sartre possa essere propedeutico a una piena comprensione di questo libro.

Aggiungo, infine, che, a differenza del solito Recalcati (per come l’ho conosciuto anche nelle sue conferenze), questo libro mi è sembrato un po’ perdere quell’aspirazione all’universale che dovrebbe servire a rendere l’opera fruibile da qualsiasi lettore. In alcuni capitoli, ho avuto quasi la sensazione che ci si focalizzasse troppo sulle esperienze dell’autore e poco su ciò che poteva essere valido per qualunque lettore.

A ogni modo, come ho detto, leggere Recalcati non è mai una perdita di tempo. È stimolante e le sue parole fluiscono leggere, rapendo l’attenzione di chi legge. Per questo, mi sento di consigliare anche questo suo saggio.

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