Recensione di “Siddhartha” di Herman Hesse

Buongiorno, amici lettori e ben ritrovati sulla mia pagina.

Oggi parliamo di un libro che era in wishlist da moltissimo tempo e che mi era stato consigliato a più riprese da una delle mie più care amiche. Il titolo in questione è “Siddhartha” di Herman Hesse.

DI COSA PARLA SIDDHARTHA?

siddhartha

Il romanzo di Hesse è una storia di formazione, ma è soprattutto la storia di una vita. Il protagonista del libro diventa un asceta e cerca di liberarsi dai desideri, dalle pulsioni tipiche della vita mondana, seguendo un principio rigido. La visione del mondo corretta, secondo Siddhartha, è questa: il samsara, la vita materiale, è da rifuggire, il nirvana, lo spirito, è la purezza a cui bisogna ambire. E per ricercare la purezza bisogna smettere di cercare, resistere alle tentazioni e accettare.

Tuttavia, la vita ascetica e il rifiuto della materialità diventano presto insopportabili per il protagonista della storia che, allora, decide di provare a vivere la vita mortale, lasciandosi assorbire dai desideri e dalle tensioni tipiche dell’uomo.

Il suo percorso ascetico come il suo percorso mondano, però, non lo portano a essere felice. Anzi, si può dire che la sua vita gli insegna che non esiste una perfezione “monca”. Non si può vivere di sola materialità e non si può vivere di solo spirito. In realtà, la completezza, l’Om, la perfezione risiede nella globalità, nella consapevolezza di poter vedere tutto nell’insieme, senza focalizzarsi sulle pulsioni o sulle negatività.

LA RICERCA DELLA NON RICERCA

La mia riflessione in merito al libro di Hesse si focalizza su questa espressione. La storia di Siddhartha è la storia di un uomo alla ricerca, alla costante ricerca di smettere di cercare.

Tutto parte da un assunto: cercare, desiderare è fonte di dolore. Sottostare alle tipiche pulsioni centrifughe a cui è sottoposto l’animo umano è negativo, è causa di allontanamento dalla purezza. Non è un caso, infatti, che desiderare troppo qualcosa o amare troppo qualcuno possa tramutarsi facilmente in sofferenza per la mancanza dell’oggetto desiderato o della persona amata.

Smettere di desiderare, abolire il desiderio, però, è chiaramente impossibile per un essere non congegnato per il rifiuto del mondo materiale (da intendersi in senso più lato possibile).

E allora la riflessione che mi sento di sviluppare e che, ritengo, fosse anche condivisa da Hesse è quella di ricercare un equilibrio fra l’istinto, le tensioni umane e la saggezza. Tutti dovremmo aspirare a una saggezza che non è rifiuto della ricerca, che non è negazione del desiderio umano, ma che è capacità di vedere l’insieme, di vedere il buono e il cattivo che costella la nostra esistenza e di riconoscere in esso un equilibrio perfetto.

IL MIO GIUDIZIO

Siddhartha è un libro che – a dispetto delle mie previsioni – ho trovato molto leggero e piacevole da leggere. La prosa di Hesse (a mio giudizio, non proprio lieve in altre opere) è in quest’opera scorrevolissima, ammaliante. Le parole accompagnano il lettore nel fluire di una storia che è un grande stimolo alla riflessione.

Una lettura che consiglio a tutti coloro che hanno bisogno di riflettere su loro stessi e necessitano di trovare una chiave di lettura che permetta loro di ridimensionare i dolori che contraddistinguono la nostra fragile umanità.

POTETE ACQUISTARLO QUI!

3 pensieri riguardo “Recensione di “Siddhartha” di Herman Hesse

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...