Anche sanremo è storytelling: cosa ci raccontano le canzoni di Sanremo 2022

Buongiorno e ben ritrovati sulla mia pagina.

Il post di oggi è un po’ particolare. Sull’onda dell’entusiasmo per la kermesse sanremese ho deciso di combinare la musica allo storytelling.

In questi giorni ho studiato da un manuale di storytelling e da lì mi è venuta l’idea. Prendere tre canzoni di Sanremo e analizzare la storia che raccontano. Perché la musica come la letteratura è anche storytelling.

Spero apprezzerete il post. Nel caso, fatemelo sapere nei commenti e… domanda per voi: state seguendo Sanremo? Quale delle canzoni vi piace di più?

MAHMOOD & BLANCO – BRIVIDI

Brividi, una delle canzoni favorite per la vittoria finale, parla dell’amore ai nostri giorni, in un tempo frammentato che ci ha fatto perdere le certezze. Si dice che bisogna amare se stessi per amare qualcun altro. Ma è un discorso che va al di là dell’amore per se stessi, dell’autostima. Per amare bisogna avere coraggio e avere i piedi ben piantati per terra. Brividi ci racconta la storia di un innamorato che manca di stabilità, il cui carattere è ancora in definizione, i cui pilastri non sono poi così solidi. E allora amare diventa quasi pericoloso, amare è la spinta a perdere l’equilibrio. In fondo, amare è irrazionale, va in contrasto con la stessa logica di conservazione perché ci si mette nelle mani dell’altro e affidarsi agli altri significa rendersi vulnerabili. E, diamine, quanto ci fa paura la vulnerabilità? Eppure… eppure, l’amore ha un fascino irresistibile, sa trasformarsi in vera e propria calamita per l’anima. Per questo, per quanto possa terrorizzarci, per quanto ci si senta immaturi e si risenta della paura dell’ignoto, alla fine il desiderio di amare rimane. Si rimane attorno alla persona che amiamo, continuiamo a esserci. A esserci male, forse, ma continuiamo a esserci perché l’amore è più forte della paura. Le immagini evocate dalla musica e dalle parole di questo pezzo sono vivide. Penso a un abbraccio tra le lacrime, dopo aver superato la paura di perdersi. Penso a un incontro fortuito che scioglie ogni timore. Penso alle piccole gioie tipiche della vita di coppia che, in qualche modo, riescono a far dimenticare tutti i contrattempi e le ansie quotidiane. Brividi è il simbolo dell’amore imperfetto ma resistente, tenace. Consapevole delle intemperie della vita, ma ostinato. Ostinato come solo il vero amore sa essere.

MIELE – GIUSY FERRERI

La canzone di Giusy Ferreri, forse non particolarmente apprezzata, ha un testo che mi colpisce in modo particolare. Ma credo che la cosa non riguardi solo me: tutti ci siamo ritrovati a pensare a un amore finito. Ormai stanchi di rincorrere, con il desiderio di un ritorno che potrebbe non esserci mai. Miele è la canzone di chi ha perso la persona amata e che ha scelto di non andarla a cercare. E quante volte, nella vita, si arriva a un punto in cui il nostro orgoglio o – perché no? – la nostra mente ci dice che non è più salutare fare un tentativo e che la cosa più saggia può essere solo una: aspettare. Tutti, prima o dopo, ci siamo ritrovati ad aspettare e sperare. Sperare che qualcosa cambi, che finalmente nelle nostre notifiche compaia il messaggio della persona di cui siamo innamorati e che magari non sentiamo da tempo. Qualcuno potrebbe anche dire che è sempre sbagliato aspettare, rimanere fermi. Che magari dovremmo fare tutti una pazzia, un po’ come succede nei film o nei romanzi d’amore. La verità, però, è diversa. Si arriva a un punto in cui non dipende più da noi e provare, provare ancora non servirebbe ad altro che svilire la nostra persona. Se è amore, non può essere a senso unico. Se l’altra persona ha scelto di voltare pagina, allora ha senso fare i bagagli e tuffarsi in un nuovo capitolo, con la speranza che la fine non sia davvero la fine. Dopotutto, sperare non costa nulla.

ELISA – O FORSE SEI TU

L’altra canzone favorita per la vittoria finale è, a sua volta, una canzone d’amore. Si conferma l’esigenza di rifugiarci in un sentimento di cui abbiamo sempre più bisogno, forse perché ci manca sempre di più nella nostra quotidiana. O forse sei tu racconta il momento di svolta, quell’istante in cui si comprende che il sentimento che proviamo è davvero amore. E, allora, come accade sempre quando ci si innamora sul serio, il mondo rinasce. Il cielo è diverso, l’orizzonte che vediamo attraverso il finestrino è diverso, anche il nostro risveglio alla mattina ci appare diverso. E questa differenza risiede nel sentimento che proviamo e nella consapevolezza che adesso c’è una persona nella nostra testa e nel nostro cuore. Forse è quella persona (O forse sei tu) che suscita in noi questa rinnovata voglia di vivere.  L’amore nella voce melodiosa di Elisa diventa quasi metafisca, capacità di trasformare il mondo. Ma non c’è nulla di banale in questa canzone perché il momento in cui la nostra vita cambia a causa dell’amore è uno dei momenti più potenti e intensi che sperimentiamo nella vita. È quella svolta che cambia il contesto e cambia persino noi stessi che non pensiamo più nell’ottica dell’io ma in quella del noi. È il momento in cui chiediamo all’altro di portarci con sé, di non lasciarci. Gli equilibri cambiano, la vertigine ci travolge e non ci spaventa. Siamo pronti a lasciarci andare, a lasciarci cadere.

Parlando di storytelling e di quello che esprimono i testi delle canzoni, viene quasi spontaneo mettere a paragone la canzone di Elisa e quella di Mahmood e Blanco. Si può quasi vedere la differenza fra l’amore nella generazione di Elisa e quella di Mahmood e Blanco. Una differenza che è in parte generazionale e in parte relativa alla differente maturità data dal numero di esperienze vissute. Da una parte, c’è chi non ha paura di amare e che si lascia travolgere dal desiderio di perdere la stabilità. Dall’altra, chi non può fare a meno di trattenersi, di proteggersi da quello che potrebbe fargli un sentimento che non sa ancora gestire; non fino in fondo, quanto meno.

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