Recensione di “Le mogli hanno sempre ragione” di Luca Bianchini

Luca Bianchini che scrive un giallo? E i protagonisti di questo giallo sono i personaggi che abbiamo imparato ad amare con “Io che amo solo te”? A dir poco sconvolgente. Almeno per me che sono un grande fan di Bianchini e che non ho potuto resistere e ho subito letto “Le mogli hanno sempre ragione”, giallo edito Mondadori, ambientato nella tanto amata Polignano a mare.

Premessa alla recensione: i gialli non sono il genere che preferisco e penso, con pochi timori di smentita, che siano il tipo di romanzi più difficile da scrivere.

Ma, quindi, cosa ne ho pensato?

Devo dire che la scrittura di Bianchini e i suoi personaggi sono sempre un posto confortevole in cui mi piace ritornare. Dunque, era difficile che la lettura non mi soddisfacesse. Quindi, comunque, lo dico subito per evitare confusione: mi sento di promuovere questo esperimento di Bianchini.

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Anche se… ciò che mi piace più di Bianchini è il modo in cui descrive le relazioni umane, le piccole cose, quella quotidianità spicciola che magari altri autori si dimenticano di descrivere. E in questo romanzo, per ragioni di trama, il focus è stato puntato più su altre tematiche e sulla necessità di fare quadrare l’indagine al centro della storia.

Durante la lettura, mi sono anche ritrovato a sperare che questo volume fosse l’ultimo in cui fossero presenti Mimì, Ninella e tutti gli altri personaggi che abbiamo imparato a conoscere e ad amare nei romanzi dello scrittore torinese. In qualche modo, scavare troppo a fondo sui difetti e i problemi di questi personaggi potrebbe farli apparire troppo umani e far svanire tutti i sogni e le emozioni che noi fedeli lettori di Bianchini abbiamo associato a loro.

Per gli amanti dei gialli: il mistero al centro del romanzo è ben congegnato. Non è, in buona sostanza, il solito giallo in cui si capisce il colpevole dopo una ventina di pagine. E questo è già un grande merito per uno scrittore non avvezzo al genere. Il ritmo della storia è apprezzabile. Non annoia mai e gli investigatori che hanno debuttato in questo romanzo fanno la loro bella figura, rivelandosi umani e tridimensionali.

Forse, se devo trovare un difetto a questo libro, lo riscontro in una scrittura meno fluida del solito. Mi è parso di scorgere una certa insicurezza dell’autore nel delineare le impressioni dei personaggi. L’ho trovato meno incisivo e ispirato rispetto alle altre sue opere che ho amato sicuramente di più, pur non avendo – come anticipato – disprezzato nemmeno questa. Per me, infatti, Bianchini resta una sicurezza e rappresenta la mia comfort zone da lettore.

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