Recensione di “La mia vita” di Alex Ferguson

Poche figure dello sport riescono a diventare così iconiche da incutere un timore reverenziale che unisce generazioni differenti. Una figura che ci è riuscita, unica nel suo genere e – per descriverla con una sola parola – leggendaria, è quella di Alex Ferguson.

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Oggi vi parlo, infatti, dell’autobiografia dello storico allenatore del Manchester United, capace di guidare una squadra prestigiosa come i Red Devils per decenni (27 anni in totale).

Nel suo libro, “La mia vita”, Ferguson si rivela, a mio modo di vedere, esattamente l’uomo che immaginavo lui fosse. Molto serio, determinato e, per certi versi, duro con gli altri. Sempre focalizzato sull’obiettivo, ma senza perdere l’umanità. Un personaggio capace di essere mentore, padre ma anche il più terribile e spietato dei giudici con i suoi calciatori.

La storia raccontata da Ferguson è interessante e ci permette di addentrarci nel mondo del pallone e nelle dinamiche meno conosciute interne alle società calcistiche e ai rapporti che intercorrono fra i personaggi che popolano questo mondo.

Ciò che più mi ha colpito dell’autobiografia sono le pagine dedicate ai rapporti con altri personaggi del mondo del calcio famosi (più o meno) come lo stesso Alex Ferguson. Si va dall’amicizia-rivalità con Arsene Wenger fino al rapporto non proprio idilliaco con Rafa Benitez, passando dalle dispute con David Beckham.

Si tratta di un libro schietto e onesto che fa comprendere ai lettori come per Ferguson non ci fosse nulla di più importante che raggiungere i propri obiettivi nella carriera. E lo dimostra come, a dispetto del titolo, gli aspetti legati alla famiglia e alla vita fuori dal campo siano assolutamente trascurabili. Potrebbe essere un voler mantenere la riservatezza sulle vicende più intime, ma io ritengo che sia semplicemente un modo per dimostrare ciò che ha sempre contato (e contato moltissimo) per Ferguson, ovvero il calcio, lo United e i titoli da conquistare alla guida di uno dei team più conosciuti del mondo.

Una critica che mi sento di rivolgere al libro è l’estremo “disordine” con cui vengono raccontati gli eventi. Ferguson non racconta mai rispettando l’ordine cronologico degli eventi. Sembra quasi la trascrizione di una chiacchierata. Si passa da un argomento all’altro, in fretta e senza troppi fronzoli.

Comunque un libro che mi ha incuriosito e soddisfatto la mia curiosità.

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