Recensione di “La fattoria degli animali” di George Orwell

“Ma in generale quelle celebrazioni piacevano agli animali. Trovavano confortante sentirsi rammentare che, dopotutto, erano veramente padroni di se stessi e che lavoravano a proprio esclusivo beneficio. E così, fra inni e sfilate, tra le cifre snocciolate da Piffero e il rombo del fucile fra il canto del gallo e lo sventolio della bandiera, riuscivano, almeno ogni tanto, a non pensare che avevano la pancia vuota”.

La fattoria degli animali è uno dei libri più conosciuti di George Orwell, scrittore in grado di comprendere e riportare nelle sue opere la vera natura umana, le sue contraddizioni e – soprattutto – le sue piccolezze.

Un po’ com’era capitato quando vi ho parlato di Un uomo senza patria di Vonnegut, mi sento di dire che si tratta di un testo attualissimo e che vi consiglio.

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La storia degli animali del romanzo di Orwell è una sintesi estremamente efficace degli sviluppi della società umana, che oscilla fra la liberazione da un tiranno e la creazione di un nuovo tiranno.

Ma, al di là di tutti i discorsi che si potrebbero fare su come la sete di potere seduce l’uomo e lo trasforma, vorrei focalizzarmi su un altro aspetto: la comunicazione.

Credo che la parola chiave sia proprio “demagogia”. Orwell si concentra su come, con le parole, chi ci governa provi a farci passare per verità assolute quelle che non sono altro che bugie. Ci si contraddice e lo si fa con tanta convinzione e tanta supponenza che, alla fine, chi non ha il potere non può fare altro che accettare.

Credo che basterebbe leggere questo libro di Orwell per smascherare molti degli strumenti a cui ricorre la classe politica (o, quanto meno, quella meno decorosa e preparata) per avere il controllo sul popolo.

Proprio per lo stimolo alla riflessione che offre, è un testo che non posso fare altro che consigliare.

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Un pensiero riguardo “Recensione di “La fattoria degli animali” di George Orwell

  1. Non saprei dire, tra questo e 1984, quale mi spaventi di più; direi che ciascuno mi inquieta un sacco per motivi diversi. Forse qui il bersaglio della sua critica è più evidente di quanto appaia in 1984,che si presta a diventare ancora più universale di La Fattoria degli Animali, eppure la denuncia dei meccanismi del potere e del controllo delle masse e del consenso sono sempre al centro della sua riflessione e della sua critica; la demagogia è proprio quello che le pecore vogliono rappresentare, ripetendo acriticamente gli slogan contraddittori dei potenti – uno spunto che poi amplierà enormemente in 1984. Peccato che i suoi libri, in questi ultimi anni, siano spesso stati citati a sproposito e fuori contesto, mettendogli in bocca tesi e idee che non aveva assolutamente.

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