House of the Dragon: tra la tragedia greca e House of Cards

C’è poco da dire al riguardo: House of the Dragon is the thing.

È davvero la serie da guardare al momento.

Inevitabile forse il paragone con Gli Anelli del Potere. Nelle community di amanti del fantasy si discute tanto in merito a quale sia la serie fantasy più bella di questo autunno 2022. E viene da chiedersi se HBO e PrimeVideo abbiano deciso consapevolmente di fare collidere questi due titani (anche se con i servizi on demand, non si può più parlare di vera e propria guerra d’ascolti).

A essere onesto, penso che la bellezza di queste due serie aumenterà la voglia dei fan di guardare contenuti fantasy e, quindi, l’una sarà il traino per l’altra.

A oggi, ammetto di schierarmi dalla parte di House of the Dragon. Forse la qualità della produzione non è la stessa, ma ci sono tantissimi motivi per cui essa può essere considerata un prodotto più maturo e intrigante.

In particolare, ho amato due aspetti di House of the Dragon.

ILTRAGICO

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House of the Dragon porta sulla scena un dramma che ha il sapore della tragedia greca. Conflitti esistenziali, dilemmi morali profondi. Tra crudeltà, compromessi, sete di potere, incesti e lotte fratricide, House of the Dragon rappresenta l’uomo nella sua massima problematicità.

Il bello di questa serie è che è piena di personaggi e situazioni estreme. Si guarda la serie con la consapevolezza che si potrà assistere davvero a ogni tipo di evento (certo, chi ha letto Fuoco e sangue sarà un po’ più preparato).

Personaggi come Daemon Targaryen, poi, sono la quintessenza dell’uomo senza scrupoli, di colui che è disposto a qualsiasi cosa pur di ottenere il suo tornaconto. Ed è molto probabile, conoscendo la storia che verrà narrata nei prossimi episodi e nelle prossime stagioni, che altri personaggi si avvicineranno agli estremi a cui è già giunto il personaggio interpretato da Sam Smith.

L’INTRIGO POLITICO

Ciò che ha reso George R. R. Martin quello che è – ovvero uno scrittore di fama mondiale in grado di creare un universo tremendamente accattivante – è la sua capacità di narrare intrighi politici e giochi di potere in modo assolutamente accattivante. Anche le puntate più lente di House of the Dragon (così come accadeva per la prima metà delle stagioni di Game of Thrones) forniscono allo spettatore molti spunti.

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È affascinante vedere come i giochi di potere, le mosse di scacchi dei grandi lord di Westeros e le trame da loro sviluppate influenzino lo scorrere degli eventi.

Se ho paragonato già la serie creata da Ryan Condal alla tragedia greca, per l’aspetto politico la assocerei a House of Cards. È evidente che il contesto è completamente differente, ma la meticolosità con cui vengono affrontati i giochi politici ricorda tanto la serie con protagonista Kevin Spacey. Ogni dialogo ha una sua risonanza, ogni alleanza ha un suo peso, e il lavoro di costruzione dello scontro politico (che poi diverrà anche scontro armato) è impressionante, se si pensa che il libro da cui la storia è tratta è un resoconto molto veloce degli anni che vengono esplorati nella serie.

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