Le Fate Ignoranti Disney+ – una rivisitazione pop di una storia iconica

Il più bello dei mari

è quello che non navigammo.

Arrivo molto in ritardo, ma arrivo. Ho deciso di parlarvi di una serie televisiva che ho visto in questi giorni e che aveva un fascino particolare ai miei occhi.

Sono, infatti, un estimatore del lavoro di Ferzan Ozpetek e per questo non potevo che essere interessato alla sua trasposizione in chiave televisiva di uno dei film – se non il film – che lo ha consacrato.

Su questa serie, ritengo ci sia moltissimo da dire.

Innanzitutto, bisogna fare un confronto fra i due prodotti, tra il film e la serie. Com’è logico, la serie aveva un budget più alto e questo l’ha resa sicuramente più forte da un punto di vista visivo. Tuttavia, ciò che più mi resta impresso è il differente genere dei due prodotti. La serie è estremamente – passatemi il termine – nazionalpopolare, mentre il film aveva, malgrado gli aspetti più scanzonati, un’aura da film d’autore. La serie affronta le problematiche più forti con un tono leggero, con un approccio più esplicito rispetto al film che, d’altra parte, rimaneva più “sussurrato”, imperscrutabile.

La verità è che non ho capito se questa serie mi abbia convinto fino in fondo, al contrario del film che mi aveva ammaliato con le sue atmosfere e personaggi.

Ci sono tanti aspetti che funzionano e qualcuno che non funziona nello show televisivo.

Mi ha convinto il cast, ma… c’è un grande ma. I personaggi e gli interpreti che meno mi hanno conquistato sono proprio i protagonisti. Eduardo Scarpetta fa il suo, ma la sua performance sbiadisce al confronto del suo predecessore nel ruolo, che lasciava intravedere un’anima più tormentata e una personalità più sfaccettata. Cristiana Capotondi, invece, soccombe a causa del ruolo che le viene attribuito. Infatti, ritengo che Antonia sia il personaggio peggio scritto (forse l’unico scritto male dell’intera storia). È un personaggio troppo vuoto, privo di moventi reali e concreti. È indefinibile, evanescente. Alcuni dialoghi erano davvero difficili da interpretare e rendere convincenti e, a mio avviso, il tentativo dell’interprete è stato apprezzabile ma fallimentare. Antonia rimane un personaggio in bianco e nero, né carne né pesce, che vive in modo incomprensibile il suo rapporto con l’universo di Michele. L’Antonia di Margherita Buy era un personaggio più semplice, che si muoveva su meno piani e che, forse per la maggiore linearità, era risultata più efficace.

Invece, ho trovato eccellenti tutti gli altri personaggi, capaci di portare sulla scena degnamente tante storie e tante tematiche interessanti. In particolar modo, mi sono piaciute Ambra Angiolini e Paola Minaccioni, capaci di essere comicamente tragiche agli ordini di Ozpetek.

Un altro aspetto problematico è il finale. Un finale che, a dispetto dei tentativi di complessificare la storia e darle spessore (non a caso, si parla della turbolenta storia turca), è essenziale. Un finale che ruota attorno alla vita e alla sua essenza imperfetta ma allo stesso tempo degna di essere vissuta. È un concetto semplice che era alla base anche del film originale, ma che viene espresso – e sarò ripetitivo nel dirlo – in modo semplice. Si assiste a una scena conclusiva che non aggiunge niente, non sorprende e non conquista. Ozpetek ci ha abituato a molto di più e molto di meglio.

Nel complesso, la serie è risultata un prodotto godibile che ha provato, a tratti, a essere un racconto intellettuale e stimolante, ma che ha convinto solo nei momenti più coerenti con la sua “nuova natura”, popolare e scanzonata.

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2 pensieri riguardo “Le Fate Ignoranti Disney+ – una rivisitazione pop di una storia iconica

  1. Il film l’ho visto secoli fa, quindi ne ho un ricordo vago. Però ho avuto più o meno le tue stesse sensazioni.
    Il personaggio di Antonia un po’ troppo in balìa degli eventi, mentre la recitazione di Scarpetta un bel po’ sopra le righe, non so, a me ad un certo punto ha iniziato ad infastidire.
    Ma poi, in generale, ha fatto accadere tutto troppo in fretta, era una seria, poteva far prendere più fiato agli eventi.
    La parte turca relegata praticamente all’ultimo episodio mi è sembrata più una specie di cliffangher per una seconda stagione, comunque anche a me il finale non è propriamente piaciuto, sembrava mancasse qualcosa.
    Belle le storie secondarie. Alcune molto intense e ben raccontate.
    Mchan

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