Pokémon Scarlatto e Violetto: un progetto ambizioso per gameplay e tematiche. Rivoluzione nel mondo Pokémon?

Oggi torno a parlare di videogames, argomento insolito ma che ho già affrontato nelle mie pagine.

Sono, infatti, ritornato – dopo un’assenza di quasi quattro anni – nel mondo dei Pokémon, mondo videoludico tra i miei preferiti che avevo abbandonato dopo Ultrasole e Ultraluna, ovverosia quando i nostri amati mostriciattoli sono passati alla nuova console della Nintendo (la Nintendo Switch).

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Il primo titolo sul quale mi sono fiondato è stato il recentissimo Pokémon Violetto. Con Scarlatto e Violetto (i titoli “gemelli” della nona generazione), i giocatori vengono trasportati a Paldea, regione che si pone l’obiettivo di emulare la Spagna.

Questa era la prima volta che Pokémon voleva concedere al giocatore un’avventura Open World.

Ma Game Freak è riuscita con questo gioco a fare quanto ci si aspettava?

Lo ammetto, il giudizio che mi sento di dare a questo gioco (che ha avuto un INCREDIBILE successo in termini di vendite)  è un giudizio molto ambivalente.

Alcuni aspetti mi sono piaciuti moltissimo, altri mi hanno convinto meno.

La parte tecnica e grafica, a mio avviso, è insoddisfacente. In molti momenti dell’esperienza di gioco si assiste a dei glitch, più o meno fastidiosi. Ci sono anche svariati momenti di storia in cui l’immagine perde di qualità e il gioco non appare proprio un tipico prodotto da Nintendo Switch.

 

Per quanto riguarda il gameplay, mi sento di dire che Game Freak non era pronta per un Open World. Non ha avuto senso dare piena libertà al giocatore, permettendogli facilmente di “over-livellare” la propria squadra e far svanire quel minimo di difficoltà alla storia principale, rendendo molte sfide tremendamente semplici e poco stimolanti. Mi è venuto subito in mente che sarebbe bastato dare al giocatore alcuni indizi su come avrebbe dovuto portare avanti la sua campagna. Un possibile miglioramento – e mi sembra quasi banale dirlo – poteva essere far dare suggerimenti all’infermiera Joy che dipendessero dal livello delle sfide e non dalla vicinanza delle stesse, così da affrontare rivali più difficili in maniera ordinata. Questo sarebbe stato un accorgimento di facile realizzazione, anche se l’obiettivo finale per la serie videoludica dovrebbe essere quello di programmare un algoritmo che “livella” le sfide in base all’esperienza raggiunta in-game dal giocatore.

Molto deludenti le città create per questo gioco. A eccezione di un paio di centri abitati, gli altri sembrano essere stati buttati nella mappa solo per mantenere inalterato il concept delle otto palestre.

Un grande plauso, invece, va fatto all’aver  “moltiplicato” i filoni narrativi da seguire, inserendo anche la sfida ai Pokémon dominanti e alle basi del Team Star (sebbene, a livello di giocabilità, le sfide e le dinamiche di gioco non siano sempre state convincenti).

 

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La vera svolta, a mio avviso, si è avuta nelle tematiche affrontate.

Si è parlato di bullismo a scuola e, considerando che si tratta di un gioco destinato ai più piccoli e di enorme popolarità, credo che i messaggi lanciati da Pokémon siano di estrema importanza. Meno apprezzabile lo spiegone finale alla storyline di Cassiopea, ma tutta la sottotrama sul bullismo è stata una scelta coraggiosa e da apprezzare.

Da apprezzare anche l’esplorazione del legame affettivo che lega le persone ai propri animali di compagnia, con la storia di Pepe e Mabostiff. Ammetto di essermi commosso ed essermi immedesimato fortemente, avendo perso di recente il mio cane.

Anche il concetto di viaggiare per trovare i propri tesori è stata una bella scelta narrativa. I tesori sono una metafora della propria idea di felicità e il viaggio non è solo affrontare le palestre ma è proprio il percorso di vita.

Da un punto di vista narrativo, malgrado si potesse certamente fare di più, Pokémon ha fatto un grande balzo in avanti e non posso che esserne felice.

Menzione, infine, per Capsi, un personaggio che, a mio avviso, abbatte molte barriere. Pokémon, anche con l’anime, ci aveva abituato a personaggi “gender bender”, ma Capsi è risultata proprio emblematica. Sia per lo spazio a lei riservato, sia per l’accattivante artwork con cui è stata realizzata, è un personaggio emblematico e che trasmette una forte idea di inclusività.

 

In conclusione, non posso che dire che Pokémon ha introdotto sul mercato dei titoli che sono il risultato di un progetto estremamente ambizioso, che, però, senza dubbio, aveva bisogno di molto più tempo per un completo sviluppo.

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2 pensieri riguardo “Pokémon Scarlatto e Violetto: un progetto ambizioso per gameplay e tematiche. Rivoluzione nel mondo Pokémon?

  1. L’ho comprato quasi un mese fa ed è ancora intonso nella libreria. È da un po’ che gioco ai Pokèmon quasi più per inerzia che per interesse. Forse è un mio problema. Secondo me il fatto di inserire un OW in un panorama in cui molti altri titoli hanno fatto di meglio è stata una scelta un po’ azzardata. Però vedrò quando mi deciderò a giocarci.

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