Istruzioni per maghi erranti – L’arte del sentire di Andrea Panatta: il mio commento

“La realtà è che abbiamo paura: paura di essere soli con noi stessi.”

Sarebbe riduttivo parlare del secondo volume di “Istruzioni per maghi erranti – L’arte del sentire” e definirlo un manuale di Self Help. Si tratta del secondo volume di questo autore dedicato ai maghi erranti, ovverosia a coloro che vogliono imparare a difendersi dal tranello della sfocatura.

La sfocatura sono tutte le narrazioni che ci raccontiamo, tutti i pattern in cui finiamo invischiati e dai quali sentiamo di non potere uscirne.

In realtà, Panatta insiste sempre su quanto il dolore dipenda dal potere e dalle energie che noi investiamo sugli eventi che accadono. Tutto dipende da come percepiamo gli eventi, non dagli eventi in sé,

“Puoi decidere di provare coraggio laddove prima provavi paura, serena felicità laddove prima c’era inquietudine. Puoi decidere di mettere autorità dove prima vibrava in tutto il campo la miseria dell’insicurezza.”

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In questo volume, Panatta ci insegna a sentire l’esistere. Di fronte al dolore, non dobbiamo allontanarci, fuggire. No, non dobbiamo fingere che ci sia una soluzione sempre a tutto. Dobbiamo accettarlo e sentire che noi esistiamo, malgrado quello che ci fa stare male. Che siamo sempre noi, che esistiamo, a dispetto di tutta la narrativa in cui abbiamo incanalato il nostro essere, i nostri difetti e i capitomboli in cui ricadiamo di continuo.

L’arte del percepire la propria esistenza è un’arte sorprendente. Mi sono ritrovato anche io, nei miei momenti bui, a sforzarmi di concentrare su questa sensazione di “nonostante”, su questo senso di sopravvivenza in una vita in cui sono sempre troppo assillato dai dubbi e dalle insicurezze.

“Rinuncio a chiedere amore, attenzione e compagnia. Rinuncio a cercarlo disperatamente in ogni dove. Piuttosto entro coscientemente nella sensazione di essere pienamente felice, autosufficiente, disposto a dare amore anziché riceverlo.”

La verità è che nulla è scolpito nella roccia. Non siamo sempre destinati a stare male per la stessa cosa, non siamo mai vincolati a un “sono fatto così”. Possiamo avere più controllo di quello che crediamo e questo è l’insegnamento più prezioso di questo libro.

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