Recensione della terza stagione di Emily in Paris: lenta ma più matura delle precedenti!

Anche oggi torniamo a parlare di serie televisive. Vi parlo di quella serie che è un mio vero e proprio dirty pleasure: Emily in Paris.

Molti definiscono Emily in Paris come quella serie brutta ma da vedere, quella serie con poche pretese che magari ti fa storcere il naso ma da cui non puoi staccarti.

Questa idea è stata confermata dalla terza stagione?

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Ve lo dico, a costo di attirare dissenso. Per me, la terza stagione è molto più matura. C’è meno frivolezza e superficialità. Molti hanno criticato quest’ultima stagione per l’estrema lentezza, ma a me, nel complesso, non solo è piaciuta, ma mi ha anche convinto a livello narrativo.

Diciamocelo: è una serie che ci tiene compagnia bene e nessuno di noi, in fondo, vuole che finisca a breve. E, dato che non vogliamo che finisca, è inevitabile assistere a stagioni in cui la trama principale (il rapporto fra Emily e Gabriel) non faccia grossi passi in avanti.

Come dicevo, è stata una stagione anche più matura delle precedenti. Emily non è sembrata la solita adolescente in ritardo, in preda a crisi ormonali. Anzi, l’abbiamo vista sforzarsi di fare le scelte giuste, sia nel lavoro che nella sua vita sentimentale.

Il modo in cui ha gestito il rapporto con Gabriel e Camille, dopo aver scoperto del tradimento di lei, ha dimostrato che Emily ha deciso davvero di impegnarsi per migliorare. Non ha voltuo rivangare il passato, non ha voluto agire in modo impulsivo.

Poi è finita com’è finita… Camille ha voluto dare un taglio alla sua storia con Gabriel, epilogo inevitabile dopo quello che era successo. Alla fine, gli showrunners hanno provato a far passare per “cattiva” Camille, con questa sorta di piano di vendetta, ma, ai miei occhi, rimane e rimarrà sempre vittima delle circostanze. Il colpo di fulmine che ha travolto Gabriel ed Emily ha rovinato la sua relazione con Gabriel e lei ha potuto solo prendere le misure e trovare una maniera per convivere con la cosa. Penso che, al posto suo, avremmo fatto disastri anche noi.

In questa stagione si è dato più spazio a Mindy, che ha anche regalato dei bellissimi momenti musicali. Dispiace un po’ aver visto la fine della sua relazione con Benoit, anche perché Nicolas è una vera faccia da schiaffi che crea pochissima empatia col pubblico. Alla luce del finale, però, sembra esserci ancora una piccola speranza per Mindy e Benoit.

Nel complesso, mi sento di dire che Emily in Paris, nelle sue mille imperfezioni, rimane una serie che parla bene di relazioni (imperfette anche queste, ma reali) e lo fa con cuore e arricchendo la sua narrazione di chilate e chilate di ironia e pop culture. È, dunque, una serie che ci fa sorridere e che ci tiene incollati allo schermo perché – è evidente – gli sguardi fra Emily e Gabriel continuano a valere l’investimento che riversiamo nello show di Darren Star.

Chiudo con una menzione d’onore per il personaggio di Madeline e per la sua interprete, Kate Walsh. Madeline è zuccherosa e calda come pochi altri personaggi televisivi, bizzarra ed entusiasmante. La Walsh si conferma una delle mie attrici preferite. Per me vederla è sempre come ritornare a casa.

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