Durante una diretta di qualche settimana fa ho sentito una blogger parlare di trigger warnings. La stessa espressione è saltata fuori in una mia lettura, pochi giorni dopo, e ho iniziato a sviluppare una certa confidenza con questo concetto.
Ma di cosa parliamo, quando parliamo di Trigger Warnings? Stiamo parlando di avvertenze prima della fruizione di un contenuto. Si tratterebbe, in altre parole, di una protezione nei confronti del consumatore dello stesso.
I Trigger Warnings sono una novità sociale
I trigger warnings sono una novità molto, molto recente. Sono stati introdotti sull’onda delle esigenze dei late-Millennial e della Generazione Z.
Si è sentita socialmente l’esigenza di mettere un filtro, creare una distanza. È cambiata l’impostazione: i giovani non vogliono trovare una soluzione per scrollarsi da dosso ciò che non sopportano o ciò che li fa soffrire, ma evitare ab origine il contatto con i contenuti sgraditi. È aumentata una percezione di “dolore” derivante da discorsi e contenuti disapprovati dai più giovani.
In un humus socio-culturale che ha originato la Cancel Culture e una nuova modalità di approcciarsi alla libertà d’espressione, i trigger warnings non sono altro che un inevitabile completamento. L’espressione compare per la prima volta a metà dei Duemila, ma diventa oggetto di studi e si moltiplica esponenzialmente nelle pubblicazioni tracciate da Google Books dopo il 2012.
Differenze generazionali
I più giovani spesso vogliono sapere prima cosa guarderanno o quali siano i messaggi o i contenuti a cui verranno esposti nella lettura.
Un cambiamento significativo che ha creato una problematica anche a livello di marketing, soprattutto letterario. Come fare quando i più giovani non acquistano un libro senza i trigger warnings, mentre gli altri lettori preferiscono essere sorpresi dalla lettura?
Sintomo di un cambiamento nel modo di fruire dei contenuti
Ciò che pare evidente a chi scrive è che i più giovani siano più consapevoli di ciò che li soddisfa ma anche meno pazienti e pronti alla scoperta. Vogliono un prodotto con degli elementi precisi, un concetto che poco ha a che fare con l’arte letteraria.
Quest’esigenza è lo specchio della paura di ciò che possa disturbare, offendere o far soffrire, ma anche di una minore pazienza verso attività tipicamente amate dai lettori, quali la scelta di storie poco famose ma piene di vitalità o il senso d’avventura che germoglia all’inizio di un nuovo viaggio letterario.
E tu da che parte stai? Trigger o non trigger?

Onestamente non è un discorso così semplice. Capisco bene che in molti abbiano una sensibilità maggiore e certi argomenti arrivino veramente a ferirli. In generale mi pare che le nuove generazioni siano tanto sensibili (e lo intendo in senso positivo) ma anche meno pronti ad affrontare certi argomenti. Inoltre è anche vero che vogliono sapere subito cosa andranno a guardare, odiano le sorprese e questa invece è una cosa che mi dispiace. Le sorprese sono cose meravigliose e ne ho avute tante anch’io ad esempio guardando film, sorprese che poi mi hanno fatto innamorare di tante opere. Capisco la sensibilità (anche perché la cosa triste è che non riusciamo a parlare loro bene di questi argomenti. Sono bombardati di informazioni e non sanno bene dove guardare) però non si dovrebbe mai togliere l’effetto sorpresa.
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Grazie per la tua riflessione. L’ho trovata molto sensata
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