Je Suis Clay Jensen

Il titolo del pezzo, lo ammetto, è molto particolare e forse un po’ forzato, ma esprime in modo diretto il messaggio di questo aggiornamento sul blog.

Ho visto Thirteen Reasons Why e l’ho trovato molto più di una serie TV. Uno show talmente intenso e crudo da non poter essere “assorbito” tutto d’un fiato. E mi stupisco di chi sia effettivamente riuscito a fare binge watching della serie basata sul romanzo di Jay Asher.

La storia segue un formato abbastanza semplice: è il racconto dei tredici motivi che hanno spinto una adolescente al suicidio. Un racconto inciso su cassette che contengono i segreti di una scuola in cui nulla sembra andare per il verso giusto.

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Ma la cosa preoccupante è che, dietro il racconto della serie, c’è molto di più di una storia di fantasia, di una situazione fittizia. Dietro la serie c’è un messaggio struggente. Un messaggio inerente ai tempi che stiamo vivendo, che affronta le tematiche più spinose collegate all’adolescenza, al fatto che i giovani di oggi sfuggano da ogni controllo e da ogni attenzione dei più grandi.

Dietro i suicidi, dietro il bullismo, dietro tutto quello che non va, c’è una ragione. In tanti hanno sintetizzato il nucleo della serie con “le parole pesano, le azioni pesano”, ed è davvero così. Tutto ha un peso, nonostante la serie proponga una serie di individui capaci soltanto di agire e di parlare in modo convenzionale e, quasi, stereotipato. Gli studenti del Liberty High si trascinano tutti verso il basso, sulla base di un meccanismo di omologazione in negativo. Il prototipo che si diffonde è quello di un uomo subdolo, meschino, pronto a tutto, privo di sensibilità, egoista e narcisista. Conta solo fare quello che migliora la propria immagine, anche a dispetto di tutto il dolore e l’insoddisfazione (propria e/o altrui) che ne potrebbero conseguire.

Thirteen Reasons Why ci mette davanti agli occhi una situazione reale e denuncia come le scuole, i tutori, i consiglieri e i genitori, spesso, risultino sordi di fronte a questi meccanismi socio-antropologici che portano i più giovani a disintegrarsi, ad annullarsi, a perdere i valori fondamentali per una civile e corretta condotta sociale.

Thirteen Reasons Why mi ha sconvolto nel profondo e toccato le mie corde più interiori. Mi ha fatto sentire invisibile come la protagonista e inerme come tutti i personaggi nella loro incapacità di cambiare le cose.

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Dovremmo interrogarci di più sul perché le amicizie finiscono? Sul perché ci ritroviamo a giudicare gli altri? Sul perché non ci fermiamo ad aiutare il prossimo? Dovremmo fare di più. Dovremmo essere tutti Clay Jensen, il quale, all’interno della serie, risulta l’unico individuo capace di affrancarsi dal contesto e di essere semplicemente lui, con i suoi modi di fare antitetici a ciò che lo circonda. Con la sua correttezza, con la sua gentilezza, con il suo buon cuore. Avremmo tutti bisogno di imparare da lui e di trarre un insegnamento da questa serie…

Tutti noi dovremmo essere Clay Jensen.

Un pensiero riguardo “Je Suis Clay Jensen

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