La quarta stagione di 13 Reasons Why è bella ma non ha senso

Ce l’ho fatta

Sì, non potevo titolare diversamente questo primo paragrafo.

Ci ho ragionato più e più volte. Ero sicurissimo che, alla fine, non avrei visto la quarta stagione di 13 Reasons Why, ma alla fine ce l’ho fatta.

Perché non volevo vederla?

Beh… Come tanti prima di me hanno evidenziato: risulta assai strano che la serie basata sul romanzo di Jay Asher sia arrivata alla quarta stagione.

La storia si era già esaurita con la prima stagione, eppure si è andati avanti.
La storia alla base dello show è stata manipolata e modificata così da renderla adatta a una lunga narrazione.

In altre parole, Netflix ha voluto sfruttare la gallina dalle uova d’oro, visto che la serie ha avuto un grande successo.

Com’è la quarta stagione di 13 Reasons Why?

Devo ammetterlo. Non è stato così “pesante” vedere le dieci puntate (per quanto senz’altro TROPPO lunghe) dell’ultima stagione.

Però, la serie si è lasciata guardare. Il ritmo non è mai stato basso, se non giusto nei primi due episodi in cui il rischio di cadere a faccia in giù dalla sedia era reale.

Il problema di questa stagione è essenzialmente uno…

Non aveva un senso

Esatto. Pur non trovando la stagione “brutta”, tanto è vero che il pubblico, partito con scetticismo, ha comunque valutato abbastanza bene la seconda metà degli episodi, la serie peccava di logicità in alcune sue storyline.

Davvero, durante la visione si arriva al punto di chiedersi davvero quale sia la ragione dietro gli eventi dello show.

In particolar modo, la rivolta contro la scuola e contro gli agenti è davvero priva di fondamento. E tutti i riferimenti al comportamento razzista della polizia si perdono nel vuoto. Di fatto, la serie non ha mai puntato l’attenzione su queste tematiche. Per questo stranisce che in tanti dialoghi si punti il dito contro le forze dell’ordine e contro i loro metodi. Mi sembra quasi che si sia voluto cavalcare l’onda di una tematica sociale “calda”, ma mai veramente esplorata nella serie.

Di fatto, era molto più semplice focalizzarsi solo ed esclusivamente sui traumi (e conseguenti disturbi post traumatici) che hanno colpito i ragazzi protagonisti dello show.

Peraltro, per quanto la tragedia di Hannah e la morte di Bryce possano aver colpito gli studenti, è evidente che ci fosse qualcos’altro sotto il comportamento di un gruppo di studenti. Strano che gli adulti non avessero notato quanto si stessero logorando alcuni (molto più di altri) dei giovani studenti protagonisti dello show a causa dei segreti che si portavano dietro.

Diciamo che si voleva arrivare a un lieto fine a ogni costo (sebbene ci fossero tutti gli elementi perché le cose andassero molto peggio per i nostri “eroi” di 13 Reasons Why).

Cosa mi è piaciuto della quarta stagione?

Assodato che la serie, per certi versi, non abbia senso (ma proprio di esistere, in quanto tutte le possibili storie della serie, a mio modo di vedere, si erano esaurite con la terza stagione, per non dire alla seconda), vediamo cosa ha funzionato dello show e lo ha reso comunque, per larghi tratti, godibile:

  • Il coming out di Alex: Non so se l’omosessualità di Alex fosse sempre stata nei piani. Ma davvero, questo coming out ha davvero senso. Spiega molti aspetti e molte problematiche del personaggio mai veramente comprese. C’è da dire, inoltre, che tanto la sua storia con Winston quanto quella con Charlie hanno portato sullo schermo un paio di coppie particolarmente apprezzate dal pubblico.
  • L’arco narrativo di Justin: Justin è stato davvero uno dei personaggi migliori della serie. Forse addirittura il migliore in assoluto. La sua storia è stata emozionante e convincente nella sua tragicità.

Conclusioni:

13 Reasons Why non è un prodotto televisivo perfetto. A dire il vero, nemmeno vicino alla perfezione. Ma è uno show che, a suo modo, è diventato iconico per aver interpretato le problematiche e le disfunzioni delle relazioni che si instaurano nella adolescenza.

Si è fatto forte di un cast di giovani attori comunque convincenti – anche in ruoli non sempre facili – che hanno creato una buona connessione col pubblico.

Per queste ragioni, sono contento di aver visto questa serie fino alla fine!

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