Recensioni Oneste #2: Autopsy (2016)

E torniamo online con una rubrica iniziata da poco, che spero possa piacervi. Oggi mi butto su un film più tradizionalmente horror rispetto a quello precedentemente recensito (Paradise Beach); un film che, malgrado la sua durata di appena 75 minuti, fornisce numerosi spunti per la nostra recensione onesta!

La pellicola, del regista norvegese André Øvredal, è uno dei film horror più chiacchierati dell’anno scorso, ma, a giudicare dalla visione della stessa, devo proprio pensare che le chiacchiere attorno al film siano tutto fuorché positive.

Cast:

 

Devo ammettere che il cast – trattandosi di un horror – prometteva anche più che bene, con due volti abbastanza noti come Emile Hirsch (che io ricordo per Venuto al Mondo) e il veterano Brian Cox a fare da protagonisti a questa pellicola dedicata ad un’autopsia.

autopsyIl ruolo che spicca, però, è chiaramente quello di Olwen Kelly, pagata per stare sdraiata, morta stecchita (almeno in apparenza), sul tavolo operatorio per tutta la durata del film e mostrare le proprie grazie, suo malgrado.

Trama:

 

In breve (e cercando di non ridere), viene trovato un cadavere all’interno di un’abitazione dove ci sono stati altri tre omicidi (avvenuti probabilmente perché qualcuno voleva occultare lo stesso cadavere e aveva incontrato opposizione da parte dei proprietari della casa medesima). Un poliziotto porta d’urgenza il cadavere dal medico legale, il quale, assistito dal figlio, viene invitato a compiere durante una notte tempestosa l’autopsia, dato che le cause del decesso sembrano essere avvolte in un mistero.

autop

A quel punto si dipanano i cliché dei film horror, uno dopo l’altro, con le luci che vanno via, i rombi dei tuoni, le vie d’uscita che vengono meno.

Durante quest’autopsia i due protagonisti si accorgono che una serie di eventi misteriosi e disturbanti accadono e ricollegano il tutto alla “Jane Doe” che hanno aperto ed esaminato sul tavolo per l’esame autoptico.

Tutto è ovviamente folle e tremendamente pauroso, ma loro non si scombussolano più di tanto, nemmeno quando per l’edificio iniziano a vagare come gli altri cadaveri, vivificati da una forza misteriosa.

Infine scoprono che il cadavere risale al periodo della caccia alle streghe e Austin (Emile Hirsch) si inventa di sana pianta una teoria – in tempo zero – per cui la tortura si è trasformata in un rituale che ha reso una innocente una vera e propria strega pronta a tormentarli. A questo punto non so se succeda altro, perché dopo una scena del genere e una giustificazione talmente immediata e priva di fondamento logico, bisognerebbe inserire una scena di Tina Cipollari che applaude o, alternativamente, che dice a Maria di voler uscire…

Dialoghi:

 

I dialoghi sono il pezzo forte di un film stupido, che non si regge in piedi quanto a coerenza logica.

I due medici, padre e figlio, continuano a ritrovarsi di fronte eventi spaventosi e inspiegabili e li accolgono con una – ancora più – inspiegabile rassegnazione. Non solo sembrano immuni al terrore, ma sembrano anche accettare che esista il soprannaturale, con un atteggiamento così posticcio da far storcere il naso a qualsiasi telespettatore.

E, quando, i due si limitano a imprecare vedendo un cadavere mummificato dall’altra parte della porta, allora, tutti possono davvero capire che hanno solo perso tempo a guardare il film in questione.

Giudizio complessivo:

 

Un’idea forse buona, realizzata in modo orribile. Sviluppo frettoloso, sceneggiatura imbarazzante, e il film forse non fa nemmeno così tanta paura.

Voto: 1/5

Se non vi ho scoraggiato: Link d’acquisto

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