Recensione di “Chiamami col tuo nome” (il libro) – La verità è che non c’è una risposta (SPOILER)

Ho appena ultimato la lettura di Chiamami col tuo nome, romanzo del 2007 dello scrittore Andrè Aciman. Evitando di girare troppo attorno all’elefante nella cristalleria, ammetto che, ancora una volta, questa mia lettura è dipesa dall’adattamento cinematografico (e non viceversa come accade per molte altre persone). Sta di fatto che, al termine della visione, avevo manifestato il desiderio di scoprire di più, di immergermi ancora nel mondo di Elio e Oliver (i due protagonisti della storia).

aciman

Leggere un libro, dopo aver apprezzato in maniera entusiastica il suo adattamento cinematografico, può anche essere un rischio. Da un lato perché sai come si evolve la storia, dall’altro perché finirai sempre per chiederti se le due opere – pur totalmente differenti a livello di realizzazione – siano effettivamente del medesimo livello.

Il giudizio che do del libro è, a dire il vero, un giudizio che è mutato più volte durante la lettura. Avevo cominciato a leggere, ritenendo che il film fosse più coinvolgente, e addirittura più “romanzesco” dell’opera letteraria, dato che nel libro tutta la vicenda si svolge nella mente del protagonista (almeno per le prime 80/90 pagine) e si dà poco spazio al contorno (ambientazione, personaggi secondari, atmosfere), che, invece, è stato sicuramente aspetto rilevantissimo nel film. E ho concluso la lettura con la ferma convinzione che il romanzo sia molto più emozionante e più struggente della pellicola di Luca Guadagnino.

andré

Non ho apprezzato del tutto l’introspezione, quasi totalizzante, che ha avuto la prima parte del romanzo e che, forse, ci ha impedito di capire cosa stesse realmente succedendo, cosa fosse reale e cosa no. Ma poi ho compreso la scelta dell’autore. Si è voluto procedere alla narrazione con il filtro della percezione del protagonista per dare poi spazio a due tematiche, che non potevano semplicemente essere descritte in terza persona. E le tematiche sono la vergogna di scoprirsi omosessuali (o bisessuali) in tempi in cui di certo non era cosa di cui si parlava o che si ritenesse normale, e, in seconda battuta, l’analisi degli strascichi di un amore impossibile, che, paradossalmente, è l’unico amore perfetto di una vita.

È un romanzo pieno di sentimenti. Ma non si tratta di un romanzo sentimentale, nel senso tipico del termine. È un romanzo devastante che prende a pugni il lettore, con la durezza, con l’immensità degli argomenti di cui tratta. Dominano le riflessioni sull’attrazione sessuale, sui rimorsi, su come si abbattono i tabù della sessualità che vengono generalmente impressi in una società borghese, sull’amore travolgente, sul desiderio, sulla perdita e sul dolore.

In particolar modo, credo che domini il dolore in questo romanzo. C’è un episodio, quello in cui l’autore di un libro di poesie, parla di una sindrome (che chiama sindrome di San Clemente), che penso racchiuda tutto il senso di questo libro. Nulla è giusto e nulla è sbagliato in termini assoluti, importa solo ciò che si sente, in un determinato momento. Penso che, anche per le mie modalità espressive, non sia chiaro il concetto, ma credo altrettanto che la confusione sia uno degli effetti collaterali di questo romanzo, che porta a galla un dolore che, infine, non può fare altro che confonderci. Il protagonista, d’altronde, per l’intera storia non sarà a conoscenza né di ciò che prova né di ciò che desidera provare. Sarà in balia delle sue sensazioni, delle sue reazioni alla vista di Oliver e al suo relazionarsi con lo stesso.

E questo senso di disorientamento, alla fine della lettura, non ci permette nemmeno di dire con certezza se Oliver fosse davvero l’unico amore vero per Elio, che, comunque affermerà anche di aver vissuto altre passioni in grado di oscurare Oliver, ma sappiamo che questo amore impossibile è, come detto, perfetto e ha lasciato uno strascico in grado di definire due persone, che vivranno le loro vite come tormentati da ciò che è stato e da ciò che non è stato, da quel poco che hanno vissuto e da quel tanto che non hanno potuto vivere.

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