Operazione recupero 2.0: Ho visto la prima stagione di The Walking Dead

Una delle serie che non ho mai visto, vuoi perché ho perso sempre troppo tempo nei rewatch delle mie serie preferite, vuoi perché non sono sempre stato un animale seriale come lo sono adesso, è The Walking Dead.

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The Walking Dead – per chi non lo sapesse – è una serie, ideata da Frank Darabont, prodotta a partire dal 2010 per l’emittente statunitense AMC.

La serie, che io ho provato, negli ultimi giorni, a cominciare, tratta delle vicissitudini di un America in preda a un virus (non so che altro termine utilizzare) che ha trasformato le persone in morti viventi. Per il contagio basta un morso e presto tutte le città e ogni luogo degli Stati Uniti finisce infestato da questo morbo che trasforma gli individui nei tipici zombie dell’immaginario collettivo, catatonici e affamati di carne umana.

La prima stagione, di cui ho ultimato da poco la visione, si compone di appena sei episodi di quaranta minuti (o giù di lì), in cui veniamo catapultati in questa atmosfera inquietante e anche un po’ ridicola, a primo impatto.

Non so sinceramente come e perché la serie abbia avuto tutto questo successo e le ragioni, probabilmente, non sono da riscontrare in una prima stagione che, forse, giudico a malapena sufficiente.

È una serie di intrattenimento, che non deve essere letta necessariamente come opera d’arte, ma, pur con questo presupposto, ho riscontrato fin troppi difetti in questa prima stagione.

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Cominciamo dal fatto che gli spettatori vengono introdotti in medias res, senza che per tutta la stagione, venga data spiegazione sul come tutto sia iniziato. Come se lo spettatore non si facesse domande e volesse solo mangiare pop corn e vedere zombie che caracollano a destra e a manca.

Non mi sono piaciuti nemmeno troppo i personaggi, che, comunque, hanno avuto poco tempo per farsi conoscere, ma il cui anonimato poteva sicuramente costare molto ai produttori, che, invece, hanno avuto fortuna. Parlando dei personaggi, inoltre, mi sento di fare una menzione all’orrendevole doppiaggio (mi ricorda il doppiaggio delle trasmissioni trash su Cielo, per fare un esempio).

L’unica cosa che ho apprezzato è il fatto che, malgrado tutti questi difetti, The Walking Dead è una buona distrazione. Qualcosa che guardi con piacere, senza che ti scandalizzi o disgusti a tal punto da voler cambiare canale.

L’esperimento, comunque, continuerà. Inizierò, quanto meno, la seconda stagione e vedrò di capire se la serie, col tempo, ha fatto un salto di qualità!

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