Madame Bovary: l’eroica pulsione all’auto-annientamento

Buongiorno lettori, oggi proviamo a parlare della mia ultima (e faticosa) lettura. Come si intuisce bene dal titolo, nelle ultime settimane mi sono cimentato nel capolavoro di Gustave Flaubert, Madame Bovary, un classico senza tempo capace di creare un personaggio entrato nell’immaginario collettivo di migliaia di scrittori e di lettori.

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Prima di passare all’analisi del romanzo, cerchiamo di riassumere, in breve, la trama del romanzo, per i pochi che non la conoscessero. La storia al centro dell’opera riguarda la vita di Emma, giovane e avvenente campagnola, con la passione per i romanzi sentimentali, andata in sposa a un medico senza troppe pretese e ambizioni, Charles Bovary. Emma, dopo una passione breve e piena di sogni, si rende conto di come la vita coniugale non la appaghi, attribuendo la colpa della sua noia alla figura del marito, troppo mite e troppo lontano dagli eroi che aveva conosciuto nella letteratura. Via via che passa il tempo, Emma si convince sempre di più di “meritare” un amore travolgente, e questo la porta a instaurare una relazione con uno scapolo di nome Rodolphe, per il quale, tuttavia, lei è poco più di uno sfizio per il suo ego. E, al termine della relazione con Rodolphe, per il quale Emma diventa troppo impegnativa, Emma instaura un nuovo legame sentimentale, stavolta con un giovane di nome Leòn. Queste storie extraconiugali finiscono per costringerla in un circolo di menzogne e di debiti, che, poi, la portano alla decisione del suicidio.

La storia, diciamocelo, senza rischiare di passare per eretici, sembra un po’ quella di una telenovela di quarto livello, eppure il romanzo ha avuto un grande successo, ma a cosa è dovuto?

Io ritengo che la qualità del romanzo sia quella di aver dettato un canone per chiunque volesse scrivere in modo realista. Flaubert ha creato un narratore onnisciente che tutto sa e tutto vede. E ogni cosa che vede è, a suo modo, rilevante. Insomma un canone che si è affermato e ha conquistato un pubblico che è, tuttavia, assai lontano da quello contemporaneo, più affascinato dalla trama che dalle descrizioni.

Lo stile di Flauber, però, va detto, non è ampolloso o ingiustificatamente retorico. È uno stile lineare ma preciso, abbondante ma non eccessivo.

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Malgrado la storia abbastanza semplice, però, il romanzo, almeno per me, è un’opera faticosa da leggere, che, purtroppo, può facilmente annoiare, dato che gli elementi salienti del romanzo sono spesso troppo inframmezzati da descrizioni troppo lunghe e puntuali di ciò che, per il lettore e non per l’autore, è secondario.

L’intento di Flaubert, mi par chiaro, è quello di raccontare tutte le storie che si intrecciano, direttamente e indirettamente, con quella della protagonista. Tant’è vero che il romanzo, nelle sue parti conclusive, narrerà in breve le sorti di tanti altri personaggi secondari.

Ciò che colpisce di Madame Bovary, a prescindere dalle notazioni stilistiche e di registro, è, però, come Flaubert ha cercato di raccontare la psiche di una donna dell’ottocento. Come ha cercato di carpire quella che è una psiche, che sicuramente deve aver scorto nella realtà.

Non voglio risultare comico ma ritengo che Madame Bovary, con quella superficialità disarmante che si trasforma in pulsione all’auto-annientamento (sarà disposta a ogni bassezza e compromesso per ricercare quello che è, a suo dire, il meglio per lei), è un personaggio precursore di una certa fetta di popolazione contemporanea (sia maschile che femminile), che vive di ideali vuoti.

Se Madame Bovary fosse vissuta negli anni 2000 sarebbe stata certamente una donna ossessionata da Instagram, dagli addominali dei partner e dagli indumenti firmati. Questo, almeno, è quel che mi viene da dire, parlando del personaggio di Emma.

Emma, in qualche modo, è proprio l’antipodo della donna-angelo. È una donna reale che appare come angelo del focolare, ma che, in realtà, è solo una povera sventurata, incapace di combattere la noia esistenziale che la attanaglia e di placare i suoi desideri vuoti. Il suo stesso modo di amare, alla fine, ci appare vuoto e privo di profondità. Cerca un partner per appagare se stessa. Cerca l’amore per darsi un senso e finisce, in ultima analisi, per perdere ogni senso.

Dalla “facilità di penna” si direbbe che ho proprio amato leggere il romanzo, ma non è stato così. Tuttavia ritengo che sia certamente piacevole discorrere di un romanzo tanto importante nella storia della letteratura e di quelli che sono i suoi punti di forza.

Se volete condividere un’opinione sul romanzo sentitevi liberi di usare lo spazio dei commenti!

Alla prossima…

2 pensieri riguardo “Madame Bovary: l’eroica pulsione all’auto-annientamento

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