I ricordi di Natale

L’anno scorso scrivevo che dicembre è il mese della nostalgia, quindi non potete sorprendervi più di tanto se quest’anno vi piazzo questo articolo.

Beh… Più che articolo sarò io che parlo a ruota libera di ricordi – più o meno – nostalgici.

Non so perché ma quando scrivo la nostalgia è sempre una componente importantissima. Mi rendo conto che in ciò che scrivo cerco sempre di esplorare o riesplorare qualche ricordo di tanti anni prima o di mettere in piedi una realtà parallela, quindi questi post nostalgici sono pienamente in linea col personaggio.

Parto col dire che la nostalgia si fa sentire di più negli ultimi anni. Quella rognosa transizione che vivo a livello personale si ripercuote anche nelle festività e nella mia famiglia.

Se, in passato, ho vissuto natali e festività più o meno gioiose in famiglia, negli ultimi anni le cose sono cambiate. Non ho ancora dato vita a una famiglia mia (e figurarsi, conduco una vita ancora da quindicenne e non solo per colpa mia) e la famiglia che già avevo non sempre si riunisce per natale, anzi quasi mai.

Non ho mai avuto un legame intenso con la famiglia paterna e, negli ultimi anni, con la scomparsa di mio nonno materno, anche quel lato della famiglia appare sempre più sfilacciato.

Da anni, poi, mia mamma il ventiquattro dicembre torna a casa dal lavoro esausta (fa la negoziante) e non ne vuole sapere (a buon diritto) di organizzare qualcosa.

Di fatto, non so se è negativa questa nuova fase. Anche se non è veramente natale, senza l’albero o il presepe, senza restare svegli fino a mezzanotte, senza le scocciature tipiche delle cene coi parenti. Siamo da soli e, a volte, è meglio, altre volte ti lascia un senso di vuoto.

A volte ripenso al passato. Ripenso a quando l’8 dicembre facevo il presepe con mamma e cercavamo di appiccicare una carta montagna usurata alle pareti e sul tavolinetto. Ripenso a quella volta in cui facemmo una spesa folle per comprare un pezzo di presepe con l’acqua e i pesci finti che si muovevano per via di un motorino interno.

Ripenso all’epoca dei “cinque minuti”. Negli anni della mia infanzia avevo un bel rapporto coi miei cugini. Soprattutto con una cugina che ha due anni meno di me e ricordo che poi faticavo a scollarmi dai giochi e odiavo ritornare a casa, così, quando mi venivano a chiamare per andare, dicevo sempre “ancora cinque minuti”.

Adesso, quasi in ogni situazione, invece, mi verrebbe da dire “ma che cinque minuti… Scappiamo che c’ho sonno”.

Poi c’era la distribuzione “delle cinquanta euro” di mio nonno. Io e i miei due cugini che ci mettevamo in fila al nonno materno per ricevere l’obolo. Gli ultimi anni non era più la stessa cosa perché mio nonno era divorato dalla malattia e ormai incapace anche di comprendere ciò che stesse facendo (ma si sforzava, lui e anche la nonna, a fare apparire tutto normale).

Così come c’erano i regali dei parenti. A fronte di una marea di paccottiglia e sciarpe (io non ho usato sciarpe e cappelli fino alla metà del liceo, se non in condizioni di gelo polare), ricordo alcuni regali con tanto piacere. Ricordo che un anno trovai un gigantesco veliero pirata (regalo di mio zio Michele) a casa di nonna e non mi staccai da quel gioco per giorni. Ero esterrefatto di aver ricevuto un regalo così bello da qualcuno che non fossero i miei genitori. E ricordo anche quando mio zio Alfio mi portò per la Befana delle action figures di Star Wars per “compensare” la mia delusione per il puzzle ricevuto a Natale (odio i Puzzle, li trovo di una noia mortale, mentre ho sempre amato i pupazzi e le action figures).

Non so… Tante volte un concetto che esce fuori nei miei libri e in quello che scrivo mi porta a dire che c’è una ragione se anche le cose belle finiscono, se tutto cambia, si trasforma. Succede… Beh… Succede la vita. I problemi, gli intoppi, i soldi che scarseggiano, le liti, le persone che si perdono, la morte, il disincanto. Succede tutto questo e ti ritrovi con un natale che non è più esteriore. Che non è luci, non è Mariah Carey o Michael Bublè. E’ qualcosa che tieni dentro. Una sensazione di nostalgia. Un momento particolare in cui non puoi fare altro che apprezzare con più forza tutto quello che hai.

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16 pensieri riguardo “I ricordi di Natale

  1. È bello scrivere i propri ricordi, si dà loro nuova vita, anche se la malinconia ci aspetta sempre in qualche angolino della memoria. I giorni di festa cambiano inesorabilmente per tutti. C’è chi manca, chi arriva, chi non è più un bambino. Le emozioni dell’infanzia non penso si possano replicare. Da adulto crea tu un momento speciale, basta veramente poco. Una cena semplice, una candela, un dolce per la tua mamma stanca, diventerà un tenero ricordo per entrambi

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