Quanto è difficile (de)scrivere

Oggi voglio parlare di una delle sfide più difficili per me quando scrivo.
Sono alle prese con una pesante revisione di uno dei romanzi scritti l’anno scorso. Più vado avanti con la rilettura e la correzione, più mi rendo conto che la mia scrittura debba maturare in un aspetto: la descrizione.

Siamo sempre tormentati da quel motto “Show don’t tell” e mi viene da dire che non è mica semplice riuscire a descrivere e dare forma alle proprie idee, senza risultare pesanti (o addirittura pedanti).

Vuoi o non vuoi, il modo più naturale di scrivere una storia è DESCRIVERLA (più che farla vivere per il tramite delle proprie parole). Descrivi l’ambiente, gli abiti e l’aspetto dei personaggi. E finisci per dare più importanza a quei piccoli dettagli di cui ti innamori che alla storia o alla fluidità della narrazione.

In questi giorni sto lavorando moltissimo sulla mia tendenza a descrivere troppo, cercando di inserire più dialoghi e di eliminare tutti i paragrafi descrittivi non necessari.

Credo che sia necessario lasciare molto più spazio al lettore di immaginare le scene, l’aspetto e gli ambienti. Ormai risulta anacronistico e fuori da ogni canone letterario contemporaneo appesantire i nostri capitoli con descrizioni lunghe e metodiche.

Tra l’altro, per descrivere in modo puntuale senza risultare pedanti, occorre una maestria straordinaria. Quindi, è una china molto scivolosa e il rischio più grande è quello di perdere l’interesse del proprio lettore.

In un articolo precedente avevo detto che “scrivere significa uccidere i vostri cari“, ed è davvero così.
Bisogna tagliare tutto quello che è superfluo, anche quando lo amiamo o rende quello che abbiamo scritto coerente con ciò che abbiamo immaginato.

Leggendo spesso, ci si rende conto di come la scrittura stia raggiungendo quasi un canone di essenzialità. Le descrizioni, anche molto curate, sono utili solo quando si esplora un aspetto fondamentale della nostra storia. Ha senso, dunque, che si approfondisca solo ciò che risulta importante per l’evolversi degli eventi o per delineare l’atmosfera.

Per essere ancora più chiaro, faccio qualche esempio. Mi sono accorto che tendevo a voler spiegare i sentimenti e i movimenti dei personaggi in ogni loro scena, ingabbiando la storia e i dialoghi all’interno di pagine troppo lente che, a volte, potevano allontanare il lettore.

Credo che bilanciare “show” e “tell”, dunque, sia uno dei compiti più complessi della scrittura.

Spero che questo piccolo commento a caldo (direttamente dalla mia sessione di revisione) possa essere utile a chi ama scrivere e si è sempre domandato come e quanto fosse opportuno descrivere ciò che gli passava per la testa.

6 commenti

  1. Io direi che si deve descrivere tutto ciò che è vitale per la storia (usando comunque il minor numero possibile di parole, che al tempo stesso deve essere anche il numero giusto 😛 ) e raccontare i dettagli e le azioni minori, ma solo se servono alla storia o alla sua atmosfera.
    Una soluzione per condensare un paragrafo può essere quella di sfoltire gli aggettivi, che servono per descrivere le qualità di oggetti, luoghi e personaggi, ma di cui talvolta si abusa, nel tentativo di aumentare la “letterarietà” e il lirismo di certi passaggi.

    Si potrebbe comunque discutere circa il fatto che un testo debba essere iper-asciutto: al giorno d’oggi c’è la tendenza verso essenzialità e minimalismo, ma tra cinquant’anni? Vai a saperlo.
    Alla fine della fiera, l’importante è che in una storia ci sia tutto ciò che le serve (e qui passo da Conte Gracula a Conte Ovvio 😛 ).

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      1. Grazie a te! 😉
        Quando sono troppo essenziali, mi sembra di non sentire la voce di chi scrive. Quando sono troppo fioriti, mi sembra che si cerchi di nascondere qualche magagna, o di tirarsela perché si conoscono parole fighette. 😛
        Sono un rompi. XD

        Piace a 1 persona

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