Il meglio e il peggio della seconda stagione di Killing Eve

Devo ammetterlo, sono ormai diventato fan della serie BBC America “Killing Eve”, una serie al femminile (ne avevo già parlato l’anno scorso qui) con due protagoniste eccezionali: Sandra Oh nel ruolo di Eve e Jodie Comer nel ruolo di Villanelle.

Oggi, dopo aver visto il finale della seconda stagione, voglio analizzare i punti più forti e quelli meno convincenti di questa seconda annata della serie sviluppata per la televisione da Phoebe Waller-Bridge.

Per chi si approcciasse a questa serie e non l’avesse già vista, oggi cercherò di non fare spoiler!

KEVE

  • TOP – Un finale da urlo

Ci credete se vi dico che ho urlato per tutta la durata del finale? Beh, credeteci, perché è la verità. Finali come quello della seconda stagione di Killing Eve ricordano a tutti gli appassionati di serie perché, in un primo momento, hanno iniziato ad amare le serie TV.

Assistiamo a una puntata piena di emozioni e colpi di scena, che culmina con un cliffhanger che non lascia deluso lo spettatore. Anzi, il brusco finale era quanto di più auspicabile per mettere attesa e fibrillazione in vista di una terza stagione.

Nell’ultimo episodio, ancora una volta, si è giocato sulla dualità Eve-Villanelle. L’agente dell’intelligence si è avvicinata al mondo della serial killer (più che sicario) Villanelle e le scene che si sono susseguite sono una straordinaria dimostrazione del lavoro e dell’approfondimento psicologico sulle due.

Alcuni affermano che ciò che ha fatto Villanelle, sul finale, è incoerente. Io, invece, penso che è la cosa più coerente che potesse fare, per come è stato dipinto il suo carattere.

keev

  • FLOP – Una stagione che ha ballato sul filo della credibilità

Se proprio devo trovare alcuni difetti, non posso che partire da questo.

A mio modo di vedere, infatti, tutta la storia di questa seconda stagione non è stata propriamente credibile. Dobbiamo accettare che esistano unità di intelligence (i cui finanziamenti, a questo punto, non so nemmeno se derivino dallo Stato) che lascino completa libertà a individui come Carolyn Martens (Fiona Shaw), privi di etica e di esitazioni sul lavoro. Gente spietata, disposta anche ai patti col diavolo, pur di raggiungere le proprie finalità.

Questo può anche essere vero, ma secondo me per rendere davvero credibile ciò che è successo in questa stagione, nelle prossime annate andrà meglio approfondito cosa c’è dietro Carolyn e quanto sia effettivamente vicina a personaggi come Konstantin.

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