Ho letto la biografia di Freddie Mercury di Peter Freestone: quanto mistero attorno alla figura del frontman dei Queen

Diciamocelo chiaramente, sono stato contagiato, a mia volta, dalla “queen-mania” sviluppatasi a seguito dell’uscita di Bohemian Rhapsody, il film campione di incassi e vincitore del Golden Globe per la migliore pellicola.

Tra i regali ricevuti questo natale, infatti, ho avuto il libro di Peter Freestone “Freddie Mercury: Una Biografia Intima”, una biografia che, però, di intimo aveva solo l’aggettivo nel titolo.

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Nella foto l’artista è ritratto insieme all’autore della biografia.

Prima di parlare della lettura, occorrono, però, alcune premesse, per capire un po’ cosa potevamo aspettarci dal libro e chi è questo fantomatico Freestone che ha provato a parlare di una grossa fetta della vita e della carriera di Mercury.

Partiamo col dire che, girovagando per il web, ci si rende conto che trovare una biografia attendibile sul frontman dei Queen è, a dir poco, impossibile. La sua figura iconica è stata per decenni al centro di gossip, con giornalisti pronti a tutto per scoprire di più sulla sua vita privata (su cui è regnato un riserbo quasi tombale, malgrado alcuni amici del cantante si siano poi trasformati in delatori pur di avere un bell’assegno da parte dei media). In Italia, oltretutto, solo pochissime biografie sono state tradotte e sono, tutt’ora, in distribuzione (la maggior parte dei libri, semmai, è dedicata ai Queen come band).

Mentre, come dicevo, la seconda premessa riguarda Freestone. L’autore di questa biografia ha svolto numerosi ruoli per la band prima, per il solo Freddie poi. Ha iniziato come costumista, alla fine degli anni ’70, e ha finito per trasformarsi in un assistente personale (e factotum) di Mercury, nella cui casa aveva persino posto la residenza.

Da ciò qualunque lettore potrebbe dedurre che Freestone, nel suo libro, non avrebbe parlato della formazione della band e che, semmai, si sarebbe concentrato sulla vita di Mercury nel periodo in cui era, a tutti gli effetti, un personaggio pubblico.

Ma le due deduzioni sono vere solo in parte. È vero che non si parla della formazione della band, ma è altresì vero che Freestone, che, pure, è diventato amico intimo di Mercury, nonché suo compagno di baldoria, in giro per il mondo, non ha spifferato quasi nulla sulla vita del cantante.

Già questo è sufficiente, per me, per rimanere deluso. Franca Leosini, in “Storie Maledette”, intima sempre gli intervistati a “non fare il santino”. Freestone, invece, per quanto possibile, cerca proprio di fare questo. Di dire che Mercury era un grande e che non vale la pena approfondire le storie sulla sua vita piena di eccessi. Allora mi verrebbe da chiedere: perché dovrei leggere il libro? La verità è che non c’è una risposta.

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Quello che scopriamo su Mercury è frutto di deduzioni e di frasi molto concise, inframmezzate da lunghi discorsi sulle composizioni degli album, le realizzazioni dei videoclip e la preparazione delle tournée. Insomma, si parla di tutti gli aspetti relativi alla vita quotidiana di una band di successo. Ma non doveva essere una biografia “intima”?

Non so se quella di Freestone sia una sorta di “reazione”, come a voler dire – con la sua opera – “a voi è sempre interessato questo aspetto di Freddie, bene, io vi dico che di questo non ve ne dovrebbe fregare niente”. Come se Mercury fosse esistito solo in quanto artista, e non in quanto persona.

Ad ogni modo, per interesse vostro e per cercare di dare un senso a questo articolo, provo a riassumere le curiosità e le notizie più interessanti che si riescono a ricavare da questa biografia, che, francamente, non mi sento di consigliarvi:

  • Mercury era un grande amante del Giappone e dell’arte giapponese. Creò una stanza, nel suo Garden Lodge, che gli ricordasse l’atmosfera giapponese, dalla cui finestra si potevano vedere due magnolie.
  • Ebbe un numero cospicuo di amanti. Cercava di rimorchiarne uno a notte, quando non aveva un partner fisso, dato che era terrorizzato all’idea di dormire da solo.
  • Pensava che l’amore e il sesso fossero cose diverse. Il sesso era quasi un modo per intrattenersi.
  • Era molto generoso, adorava fare regali e aveva una nutrita cerchia di amici.
  • Odiava presenziare ad occasioni mondane e ufficiali. Amava, invece, dare feste private.
  • Secondo Freestone, non fu mai in grado di amare in modo pieno nessuno dei suoi partner. Il suo vero amore lo riservò per le canzoni.
  • Faceva uso di droghe e alcol (eppure, prima di contrarre l’AIDS, ebbe quasi sempre una salute di ferro); gli stravizi iniziarono a diminuire solo con l’avanzare della malattia.
  • Il rapporto col resto della band non era certo un rapporto molto intimo e profondo. Quando si menzionano gli amici di Freddie o coloro coi quali preferiva intrattenersi non figurano mai gli altri componenti della band.
  • Non aveva mai pensato di lasciare i Queen per sempre, quando aveva intrapreso il suo progetto solista.

 

Insomma, Freestone non descrive mai in maniera approfondita la vita privata di Freddie, ma da quel che sappiamo, riusciamo a immaginare il tipo di storie che può aver vissuto durante la sua vita. Tuttavia attorno alla sua figura continua a regnare molto mistero, e forse questa è una delle ragioni per cui rimarrà molto alto l’interesse attorno alla sua figura.

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